lunedì 15 Dicembre 2025
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Fermare Israele

Il 16 settembre una commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha certificato legalmente le barbarie commesse da Israele a Gaze: l’esistenza di un genocidio dopo averne considerato dimostrabile l’intenzionalità. Quest’ultimo un elemento giuridicamente indispensabile.

La commissione ha chiesto a Israele:

  1. Di rispettare gli obblighi legali internazionali e di punire i responsabili del massacro;
  2. Interrompere l’offensiva in Palestina;
  3. Smettere di usare la fame come arma;
  4. Interrompere l’assedio e ad assicurare la consegna degli aiuti umanitari.

Le ultime tre misure erano già state proposte dalla Corte internazionale di giustizia e ignorate da Israele.

Ora questo parere della commissione è un precedente che potrebbe essere usato dalla Corte internazionale di giustizia nel contesto della denuncia presentata dal Sudafrica contro Israele.

E’ chiaro però che la definizione giuridica è importante per punire i colpevoli, ma sposta la questione su un piano tecnico e distrae da un aspetto più urgente: mettere fine alla mattanza e alle sofferenze di quasi due milioni di palestinesi nella Striscia, intensificate dai bombardamenti, dall’ingresso dell’esercito nella città di Gaza e dalla rottura delle trattative in vista di una tregua, causata dall’inqualificabile attacco israeliano contro i negoziatori di Hamas in Qatar, un altro crimine di guerra.

Mentre cresce il consenso internazionale per sanzionare Israele, Netanyahu si prepara a occupare un territorio ridotto a una spiaggia piena di macerie dove è ammassato più di un milione di persone in condizioni terribili, con l’appoggio implicito degli Stati Uniti.
Quindi qualunque azione pacifica e legale per fermare Netanyahu nel suo sterminio è apprezzabile. Nessuno può confondere il riconoscimento della Palestina, le denunce internazionali, i rapporti dell’Onu, l’interruzione della consegna di armi e le sanzioni contro Israele con un presunto appoggio al terrorismo di Hamas. I governi europei si stanno avvicinando alla posizione spagnola su Israele, comprese le proposte di veto alla partecipazione israeliana agli eventi internazionali. I cittadini non accettano più dibattiti cinici e sanno che a Gaza è in corso una strage sistematica di innocenti.

In questo dibattito non esistono due diverse prospettive: l’unica scelta accettabile è condannare Israele e agire con la massima unità possibile.