lunedì 15 Dicembre 2025
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4 ottobre

Due milioni di persone hanno scioperato e riempito cortei e piazze in tante città italiane il 3 ottobre: Roma, Milano, Bologna, Firenze, Ancona e molte altre, compresa la nostra Senigallia. Un altro milione ha partecipato alla manifestazione nazionale del 4 ottobre, a Roma.

Mai si era vista in Italia una mobilitazione così ampia, così consapevole, così determinata: persone che scendono in strada, prendono posizione, gridano giustizia e liberazione per il popolo di Gaza, oppresso da quasi due anni di assedio. Un assedio durante il quale hanno perso la vita più di 65.000 persone e quasi due milioni sono state ridotte alla fame e alla mancanza di cure mediche.

L’azione dell’esercito israeliano, agli ordini del governo Netanyahu, non può essere considerata una giusta risposta all’orribile massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023. Il genocidio di un popolo, di uomini, donne e bambini del tutto estranei agli atti terroristici di Hamas, non può essere legittimato come atto di difesa.

Una moltitudine di italiane e italiani è scesa per strada per dire no alla guerra, no al riarmo, no al massacro di innocenti. No anche alla politica estera del governo italiano, che non è ancora riuscito a esprimere una parola netta e inequivocabile contro la politica genocidaria del governo israeliano; che non ha votato in Europa le sanzioni economiche contro Israele; che non ha mai convocato l’ambasciatore israeliano, né bloccato la vendita di sistemi d’arma a Israele.

Ma questa è solo una parte della vicenda. Il motivo che ha acceso questa immensa e, nella sua essenza, pacifica mobilitazione è stato il sostegno alla Global Sumud Flotilla, una flotta di oltre quaranta piccole imbarcazioni che aveva come scopo la rottura dell’assedio di Gaza. Vi partecipavano più di quattrocento attivisti provenienti da oltre quaranta Paesi: disarmati, determinati a sbarcare a Gaza. Sono stati arrestati in acque internazionali dalla marina israeliana, che ha chiaramente violato il diritto internazionale.

Hanno disobbedito a quanti li invitavano a fermarsi o a tornare indietro, non per spirito di sfida, ma per obbedire alla loro coscienza di uomini e donne che non possono tacere di fronte all’ingiustizia, che non vogliono chiudere gli occhi di fronte al grido di un popolo che soffre. Sono stati descritti come le solite “anime belle”, incapaci di fare i conti con la storia, la geopolitica e la diplomazia. Ma hanno dimostrato il contrario: la loro è stata l’unica azione concreta di contrasto al governo israeliano. E tanti italiani e italiane lo hanno compreso.

Portando il proprio corpo nelle strade e nelle piazze, si sono uniti agli attivisti e alle attiviste della Global Sumud Flotilla, ne hanno prolungato l’azione, mostrando che nel nostro Paese esiste un’adesione di massa, popolare, alle azioni nonviolente. Un’adesione così visibile contro la guerra e a favore della lotta nonviolenta contro le ingiustizie non si era mai vista in Italia. Mai come in questi giorni si è avverato l’articolo 11 della nostra Costituzione: il ripudio della guerra ha preso forma, corpo e voce di giovani, adulti e famiglie.

Chi da anni promuove la nonviolenza e il disarmo come uniche vie per la Pace, spesso in solitudine, tra incomprensioni o derisioni, ha trovato una connessione con il Paese reale.

In questi stessi giorni, Senigallia ha salutato Vittorio Mencucci, uomo di cultura, testimone del pensiero critico, voce ferma contro le ingiustizie, promotore della Pace e del disarmo. Un prete libero, capace di parlare alla coscienza dei giovani, e uno dei presidenti della Scuola di Pace, fino all’ultimo vicino a quanti ne hanno raccolto il testimone. Ci piace pensare che la strada da lui tracciata, a partire dal suo lavoro di insegnante di filosofia, sia la stessa che oggi tanti giovani hanno percorso, invocando Pace, giustizia e libertà.