Lo strano accordo con l’Udc

Mi
sforzo a pensare di vivere in un’Italia politicamente normale. Ma
ogni mese c’è un evento politico che denota una forzatura del potere
nei confronti della Costituzione e che indebolisce sempre più le
istituzioni e il tessuto sociale del nostro Paese.
Le
ultime notizie parlano di un Governo impegnato a forzare le regole
nella presentazione delle liste, dopo la figuraccia in Lazio e
Lombardia, e del tentativo di controllare l’informazione pubblica con
lavicenda Agcom-Minzolini e
l’abolizione del talk-show televisivi.
Di
fronte a questi attacchi mi è sembrato del tutto legittimo che le
opposizioni abbiano indetto una manifestazione in difesa delle regole
democratiche, svoltasi lo scorso sabato a Roma.
Ho
partecipato e mi è sembrata una manifestazione positiva, daicontenuti costruttivi.
Ma
c’è un però…
Ho
notato, ma non credo di essere stato il solo, l’assenza dell’Unione
di Centro. Il suo leader Casini aveva affermato che “l’opposizione
si fa in Parlamento, e non in piazza”.
Ammesso
che Casini abbia ragione nel sostenere che le manifestazioni non
servono, ci si aspetterebbe quantomeno che l’opposizione venisse poi
fatta veramente in Parlamento.
Ma
a quanto pare a Casini piace chiacchierare…
In
questi giorni alla Camera era infatti in corso l’esame del famoso
decreto salva-liste. A Montecitorio le pregiudiziali di
incostituzionalità, che avrebbero affossato il tanto discusso
provvedimento, non sono passate per pochi voti: 259 voti a favore
contro 272, solo sei in più della maggioranza richiesta. Decisiva
l’assenza di Casini, Buttiglione e altri 15 deputati Udc.
Era
persino assente Michele Vietti, anche lui appartenente all’Udc, che
pure era uno dei firmatari delle pregiudiziali!
Al
termine della votazione si raccontava di un Franceschini (capogruppo
del Pd alla Camera) infuriato con i centristi, arrivato a sbattere un
pugno sul banco e a scaraventare a terra il fascicolo del
provvedimento: “Se fossimo riusciti a bocciare quel decreto
oggi, per il Pdl la campagna elettorale si sarebbe messa male”.
Di
fronte a questi avvenimenti si fa veramente fatica a capire come mai
nelle Marche il Partito Democratico abbia preferito scegliere di
allearsi con l’Udc piuttosto che con la sinistra nelle ormai
imminenti elezioni regionali.
Ho
chiesto a diverse persone appartenenti all’elettorato Pd di spiegarmi
questa scelta. Ammetto che nessuno è riuscito a darmi risposte
convincenti, credo principalmente perché dalla stessa base questa
alleanza sia stata accolta senza una vera discussione.
“Fortunatamente”
in questi casi è la “controparte” a spiegare le ragioni di uno
Spacca che preferisce i centristi al popolo di sinistra.
Antonio
Pettinari (nella foto), segretario regionale dell’Udc, candidato alle regionali
nella provincia di Macerata e attualmente vice presidente della
Provincia di Macerata (centro-destra) in un invito spedito alle
famiglie mette nero su bianco le ragioni dell’accordo lasciando poco
spazio ai dubbi:
“Perché
mi candido “per Spacca presidente”? No, non bastava che l’amico
Gian Mario fosse – e sia – un uomo di provato spessore
cattolico-democratico. Come noi dell’UDC. Avevamo un sogno, noi
dell’Unione di Centro. La famiglia al primo posto. Addirittura con
un assessorato regionale ‘dedicato’ con una politica connessa di
sostegno economico-fiscale alla famiglia naturale ed un quoziente ad
hoc. Volevamo poi anche un adeguato aiuto agli oratori parrocchiali
che nell’educazione dei figli hanno sempre offerto aiuto alle
famiglie. Ed unareale libertà di istruzione con il
sostegno anche della scuola paritaria. Chiedevamo inoltre
un nuovo ruolo per i vari territori provinciali, conscelte
autonome sul piano sanitario. E vogliamo pure la riduzione
dei costi della politica. C’era tuttavia un ‘ma’ all’alleanza
con l’amico Spacca, mentre il PDL non appariva realmente
interessato a realizzare il nostro programma che ha sempre
rappresentato in queste settimane la ‘conditio sine qua non’
delle nostre scelte in campo. L’UDC pretendeva un’evidente
discontinuità con la precedente amministrazione regionale.
A
cominciare dalla sua stessa formazione con l’assenza delle forze
della Sinistra, e se proprio vogliamo, possiamo aggiungere per
comodità la denominazione di ‘radicale’ o ‘estrema’. Spacca
ha fatto proprio il nostro programma– che leggete in
queste pagine insieme con qualche news che illuminano pariteticamente
la mia doppia veste di segretario regionale UDC e di vicepresidente
della Provincia di Macerata. Il Governatore si è fatto garante ed
interprete delle sensibilità, delle intuizioni, del lavoro dell’UDC
imprimendo un’effettiva svolta, un vero cambiamento rispetto al
passato. Sì potevamo a quel punto ’starci’”.
Capisco
perché molti del Pd non abbiano voglia di parlare delle elezioni
regionali.
Se
Spacca vincerà queste elezioni sarà unicamente per la debolezza del
candidato Marinelli e del Pdl che lo sostiene… non di certo per il
suo programma.
