lunedì 4 Maggio 2026
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“Fukushima sarà molto peggio di Chernobyl”

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Un team di esperti di
Greenpeace si è recato nella zona di Fukushima e ha trovato livelli
di contaminazione tali da richiedere l’immediata evacuazione della
popolazione, soprattutto donne incinte e bambini, oltre i 30 km dalla
centrale. Risultati sostanzialmente confermati anche dalla AIEA
(Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica).

La Tepco, la società’ che
gestisce l’impianto, ha ammesso che tracce di plutonio, un elemento
altamente radioattivo e tossico, sono state rilevate in cinque punti
nei pressi della centrale di Fukushima. Le autorità giapponesi
cercano di minimizzare il problema, ma nel frattempo hanno vietato la
pesca in quell’area. Greenpeace sostiene che ci vorranno 3 secoli per
annullare gli effetti della contaminazione.

Sul quotidiano “Il Fatto
Quotidiano” del 31 marzo 2011, è stato pubblicato un articolo del
giornalista Marco Maroni con l’intervista a Paolo Ruffatti, che ha
guidato il programma atomico dell’Ansaldo. Secondo Ruffatti
l’incidente di Fukushima sarà ben peggiore di quello di Chernobyl.

Ecco l’articolo integrale
che vi invito a leggere:

La situazione nella
centrale nucleare di Fukushima è fuori controllo. Ieri lo hanno
ammesso pubblicamente anche i vertici della Tepco (non c’era il
presidente, forse ricoverato per problemi di ipertensione). Il
governo giapponese pensa a smantellare i sei reattori dell’impianto
contro i quattro, quelli più mal messi, ipotizzati dalla compagnia.
E mentre rimbalzano i dati sull’intensità delle radiazioni attorno
alla centrale, sulla concentrazione di iodio 131 nell’acqua (ieri
stimato in 3.355 volte sopra il valore limite consentito) e sulla
nube radioattiva che sta sorvolando l’Europa, la tentazione è di
farsi prendere da quell’emotività che tanto disturba gli sponsor
del nucleare italiano. Sensazione che prova anche chi di un impianto
come quello di Fukushima è esperto. Paolo Ruffatti è l’ingegnere
che tra il 1972 e il 1977 ha guidato l’officina meccanica
dell’Ansaldo nucleare. La società genovese in quel periodo ha
costruito il reattore dell’impianto di Caorso, di due centrali
svedesi (Forsmark) e della centrale francese Superphenix. Quello di
Caorso, fermato nell’86, è un reattore da 860 Megawatt con
tecnologia Bwr: “Esattamente uguale a quello di Fukushima – dice
Ruffatti – se non per il sistema di raffreddamento, che nella
centrale giapponese è meno evoluto”.

L’ipotesi peggiore è
la fusione del nocciolo, rischio sempre più imminente.

Che i noccioli dei
reattori siano fusi è garantito, in tutti e tre i reattori attivi.
Lo si è capito già nei primi giorni. Si è continuato a tentare di
raffreddare l’impianto con l’acqua, ma bastano 12 ore perché
inizi la fusione del nocciolo. O si riesce subito a raffreddare il
nocciolo o la fusione va avanti.

Ora che può succedere?
Per quanto riguarda
l’uranio che sta nelle barre, dopo aver fuso il contenitore
primario, 350 millimetri di grafite e acciaio, precipita nel
cosiddetto vessel, altro contenitore d’acciaio sul cui fondo c’è
una piscina di soppressione, piena d’acqua. Non sappiamo se l’acqua
è ancora lì, io dubito. Se non c’è più, il nocciolo buca anche
quello e poi la base in cemento quindi va a finire nel terreno, nelle
falde e nell’ambiente. Peggio di quel che è successo a Chernobyl,
dove c’è stato rilascio di radiazioni più che altro nell’aria,
e peggio di Three Mile Island (reattore Usa, incidente del 1979,
ndr), lì il nocciolo è rimasto nel contenitore secondario e lo
stanno ancora raffreddando. Si rischia di dover sfollare qualche
decina di milioni di giapponesi.

Come si può evitare?
Bisognerebbe andare a
vedere se le piscine di soppressione sono danneggiate o no, se c’è
ancora acqua, ed eventualmente riempirle. Ma teniamo presente che le
radiazioni sono tali che nessuno ora può lavorare là senza
sacrificare la vita. I tecnici che abbiamo visto in tv al lavoro
nella centrale hanno ancora pochi giorni da vivere.

Se il contenitore è
danneggiato e manca l’acqua, cos’altro si può fare?

Non esiste alcuna
tecnologia per affrontare questo problema. E non è solo quello il
problema. A pochi metri c’è un’altra piscina che contiene le
barre d’uranio di ricambio e il combustibile esausto. Ho
l’impressione che l’esplosione abbia danneggiato anche queste,
vuol dire che ci sono le scatolette con le pastiglie di uranio
arricchito che sono finite chissà dove. È roba che uccide un uomo
in un’ora, ma bisogna trovarle, senza acqua di raffreddamento vanno
in fusione anche quelle.

L’Europa ha deciso di
fare degli stress test per verificare la sicurezza dei suoi impianti.
Servono?

Dipende da cosa si intende
per stress test: per esempio, per verificare se un contenitore
primario dopo 40 anni è usurato, bisogna metterlo in pressione. È
un’operazione costosa, pericolosa e comunque bisogna fermare
l’impianto. Gli stress test meccanici ed elettromeccanici che
servono richiedono grossi investimenti. Se si intende qualcos’altro,
è solo propaganda per tenere a bada l’opinione pubblica.