Viaggio nel tempo: Matteo Ricci dal 1500 ad “Uomo del 2000”

ricci.jpg
Riceviamo
e pubblichiamo con piacere questo articolo della nostra amica Pamela
Temperini sulla figura di Padre Matteo Ricci.

Se
la macchina del tempo fosse una realtà tecnologica e non una
semplice chimera umana, si potrebbe “frantumare” la catena
temporale presente – passato – futuro e catapultare a nostro
piacimento, al di là dello specchio del passato, personaggi che
hanno lasciato un segno nel viaggio dell’ umanità ed osservarli,
nelle loro azioni e reazioni, come in una sorta di candid camera
virtuale: proviamo a farlo con una delle personalità più avvincenti
del cenacolo maceratese, Padre Matteo Ricci, classe 1552, missionario
gesuita, illustre geografo ed astronomo, nonché inconfutabile anello
di congiunzione tra l’Occidente e l’Oriente a cavallo tra il
Cinquecento ed il Seicento.

Se
fosse vissuto nel Ventunesimo secolo, non avrebbe dovuto fare tanta
strada per conoscere ed apprendere la millenaria storia della Cina. E
non avrebbe dovuto imparare la lingua cinese per dialogare e tradurre
la nostra cultura. Si sarebbe seduto comodamente davanti ad un
personal computer, ed avrebbe “navigato” tra le innumerevoli onde
di informazioni che i motori di ricerca dispiegano nel giro di pochi
secondi. E se si fosse preso la briga d’imbarcarsi sul primo aereo
per Pechino, cosa avrebbe trovato?

La
favolosa dinastia dei Ming è una pagina della storia del popolo
cinese che nei secoli ha lasciato il posto a quella dei Manciù fino
ad arrivare, attraverso lotte e rivoluzioni culturali, all’attuale
Repubblica Popolare Cinese, pulsante di progresso e di modernità, al
passo con le innovazioni ed i velocissimi scambi culturali.

Nella
seconda metà del Cinquecento, Matteo Ricci aveva a disposizione
una mappa del mondo incompleta, con molti spazi inesplorati o da
poco disegnati sulle carte geografiche. Se Vasco da Gama aveva
doppiato il capo di Buona Speranza e Magellano aveva compiuto la
prima circumnavigazione del globo, l’India, la Cina, il Giappone
erano mondi lontani ed isolati, ed i viaggi imprese eccezionali.

Oggi
il turismo, il commercio, la globalizzazione convergono migliaia di
voli all’anno verso l’Oriente e, pensando ai secoli passati, le
distanze si annullano “in un batter d’ala”.

Di
contro, al suo arrivo in territorio cinese, il nostro audace
globe-trotter aveva alle spalle mesi di cammino e l’incertezza di
giungere a destinazione. Ma la missione che si era prefisso prevalse
su tutto. Il suo ordine, quello dei Gesuiti, era nato per rispondere
all’eresia della Riforma Protestante e la Chiesa Cattolica contava
su uomini intraprendenti come lui per diffondere la grande opera di
evangelizzazione, soprattutto in terre così lontane. Una volta
arrivato, deve aver vissuto alla giornata, armato di intelligenza e
di saggezza. Per farsi accettare in una realtà sociale e culturale
lontana anni luce, in tutti i sensi, da quella occidentale, ebbe
l’illuminante idea di vestirsi da monaco buddista, e nel segno del
rispetto, conquistò la fiducia e la stima dell’imperatore Wan Li,
raggiungendo risultati importanti. Negli anni, alla nascita di
quattro centri missionari ed una lunga sequela di conversioni, si
alternarono la pubblicazione del primo Mappamondo cinese, la stesura
del catechismo in cinese, la traduzione dei primi sei libri della
Geometria di Euclide e l’opera più significativa ed emblematica
della sua figura, “Storia della Entrata della Compagnia di Gesù e
della Cristianità in Cina” .

Il
secondo Confucio, come è stato ribattezzato dagli storici, morì a
Pechino nel 1610, e, per volere dell’imperatore, fu onorato da un
lungo periodo di lutto nazionale e da una degna sepoltura in terra
cinese, un evento senza precedenti nelle tradizioni della Cina.

A
distanza di quattro secoli dalla sua scomparsa, non è poi così
bizzarro immaginarci Padre Matteo Ricci a spasso nel tempo, nelle
strade del 2000, e vederlo allibito ed, al tempo stesso, compiaciuto
e consapevole di aver contribuito al mondo a venire. Forse, alla
corte dei Ming, calato in una dimensione culturale assolutamente
estranea alla propria, impegnato giorno dopo giorno a compiere la sua
missione di sacerdote e di letterato nel mitico Oriente, si sarà
anche fermato a pensare a ciò che stava facendo ed alle sue
conseguenze. Ma il nostro missionario non aveva all’epoca gli
elementi sufficienti per valutare il suo operato a lunga scadenza,
considerata anche la diffusa credenza dell’imminente fine del
mondo. Con il senno del poi, la straordinaria impresa compiuta dal
coraggioso maceratese è un dato acquisito nell’archivio della
storia, catalogata ed innalzata all’ennesima potenza in virtù dei
tempi e dei mezzi con cui è stata portata a termine. Se Matteo Ricci
fosse stato un uomo del 2000, sarebbe stato altrettanto grande?