Politica: non facciamo di tutta l’erba un fascio

Quello che stiamo
attraversando è un periodo in cui i partiti non godono di grande
fiducia. Le ultime vicende negative ci hanno lasciato l’immagine di
partiti corrotti che utilizzano i finanziamenti pubblici a scopi
vergognosamente privati.
Ma in questi casi fare di
tutta l’erba un fascio non fa che produrre sfiducia, discredito e
individualismo: in poche parole antipolitica.
Mi sembra utile ricordare
che l’antipolitica ha governato questo Paese attraverso il populismo
di Berlusconi. Presentatosi nel 1994 come ‘il nuovo che avanza’ ha
mostrato tutti i suoi problemi in questi anni. Stessa cosa possiamo
dire per la Lega Nord. Lega che si presentava come “differente”
da ‘Roma Ladrona’ ma che ha mostrato di non essere immune da certe
pratiche.
Le recenti vicende ci
devono far capire che nessun eroe salverà questo Paese. Non ci sarà
nessun liberatore (che sia un imprenditore, un magistrato o un
comico) ma il cambiamento potrà arrivare solo da una più attiva
partecipazione alla vita politica di tutti i cittadini.
Credo che tutti gli anni
di berlusconismo trascorsi ci abbiano lasciato un tessuto civile
sfilacciato e una rete di solidarietà sociale più debole. Tutti
hanno imparato a criticare, pochi ad impegnarsi e a volte i pochi si
sono dimostrati non all’altezza (per non dire di peggio).
In sostanza tutti si
lamentano (degli altri) ma fondamentalmente hanno imparato a farsi
“gli affari propri”.
Ora tutti sembrano
invocare l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti.
Io personalmente sono
contrario e credo che eliminare il finanziamento pubblico sia un
errore perché starebbe a significare che le linee di un partito
verrebbero poi dettate dai grossi finanziatori (e interessi) privati.
Come
ritengo utile che la scuola, la sanità, i principali beni comuni
debbano rimanere pubblici, così credo che debba esserlo la politica.
La politica è lo strumento utile al governo democratico di un Paese.
È scritto nella Costituzione: «Tutti i cittadini hanno diritto di
associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo
democratico a determinare la politica nazionale».
Sicuramente c’è bisogno
di registrare questo finanziamento secondo regole più sobrie ed
efficaci, ma ribadisco la necessità di non fare di tutta l’erba un
fascio. Di ‘fascio’ ne abbiamo già avuto esperienza negli anni
trenta e quaranta e non mi sembra sia andata così bene.
Sarebbe opportuno, oggi,
che i partiti politici avessero la lungimiranza di non chiudersi in
difesa ma invece, proprio nell’attuale situazione di difficoltà, di
aprirsi al confronto pubblico. Organizzare iniziative nei vari
territori per capire l’umore della gente e interpretarlo.
Mi sto rivolgendo ai
segretari di partito (di tutti i partiti) della nostra zona: fate
sentire che i partiti sono vivi, nonostante le difficoltà.
Organizzate incontri e iniziative per spiegare che la politica è
ancora importante!
Non è certamente un
compito semplice perché è una strada più complessa rispetto al
populismo. Ma questa è la democrazia. Ed è d’altronde proprio
quella, così dicono, che si voleva esportare anche con l’uso delle
armi. Ma anche lì la storia insegna: quando sull’onda dell’emotività
si corre tutti dietro al pifferaio magico è proprio la volta in cui
si corre il rischio di cadere in un precipizio.
