venerdì 24 Maggio 2024
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A tre anni dalla Politkovskaya

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Un
comunicato stampa di Amnesty International a tre anni dall’assassinio
di Anna Politkovskaya. Si chiede che il Presidente Medvedev
intervenga per porre fine agli attacchi contro i difensori dei
diritti umani.

Attivisti
per i diritti umani in Russia e nel Caucaso del Nord affrontano un
crescendo di violenze ed intimidazioni in Russia e nel Caucaso del
Nord, tre anni dopo l’assassinio della giornalista Anna
Politkovskaya, ha dichiarato oggi Amnesty International.

In
una lettera al Presidente Russo Dmitry Medvedev, Amnesty
International gli ha richiesto di intervenire senza indugi per por
fine agli attacchi e perchè la sua amministrazione dimostri di
impegnarsi a consegnare alla giustizia i responsabili di tali
crimini.
“Il fatto che chi uccise Anna Politkovskaya ed i
mandanti siano liberi dimostra il fallimento delle autorità Russe di
indagare a fondo tali crimini,” ha affermato Irene Khan,
Segretario Generale di Amnesty International.

Persone
che hanno denunciato violazioni dei diritti umani, come attivisti dei
diritti umani, avvocati e giornalisti sono stati uccisi o hanno
dovuto affrontare intimidazioni, molto probabilmente per le attività
che stavano svolgendo.
Nel gennaio di quest’anno , Stanislav
Markelov, un avvocato che aveva lavorato in stretto contatto con
Anna Politkovskaya, fu colpito a morte a Mosca. La giornalista
Anastasia Baburova fu uccisa a pochi passi di distanza.

Attacchi
contro coloro che lavorano per difendere i diritti umani sono comuni
nel Caucaso del Nord. Il 15 luglio, Natalia Estemirova del Centro
per I Diritti Umani Memorial fu rapita a Grozny, la capitale della
Repubblica Cecena. Il suo corpo fu ritrovato più tardi nello stesso
giorno in Ingushetia.

Natalia
Estemirova aveva ricevuto numerose minacce per le sue attività in
difesa dei diritti umani.

La
sua uccisione ha avuto luogo in un contesto caratterizzato dalle
minacce delle autorità Cecene che accusano i difensori dei diritti
umani di essere sostenitori di gruppi illegali armati.

Amnesty
International condanna i commenti fatti da alti ufficiali al tempo
della sua uccisione.
All’inizio di luglio, Adam Delimkhanov,
membro del Parlamento Russo e stretto alleato del Presidente Ceceno
Ramzan Kadyrov, minacciò alla televisione Cecena i “cosiddetti
difensori dei diritti umani che aiutavano i terroristi.” In
un’intervista rilasciata a Radio Liberty subito dopo l’assassinio
di Natalia Estemirova, il Presidente Ramzan Kadyrov liquidò il suo
lavoro come irrilevante e la definì persona “senza onore o senso
della vergogna.’
“E’ della massima importanza che le
inchieste sulle uccisioni di Natalia Estemirova, Stanislav Markelov,
Anastasia Baburova ed Anna Politkovskaya siano condotte in modo
indipendente ed imparziale e, dove vi siano gli elementi, non si
astengano dall’indagare possibili connessioni con funzionari
governativi, compresi quelli che rivestono le cariche più elevate,”
ha dichiarato Irene Khan .
Amnesty International in particolare
continua ad essere preoccupata per la sicurezza dei colleghi di
Natalia Estemirova degli uffici di Memorial nel Caucaso del Nord ed a
Mosca.
Akhmed Gisaev aveva lavorato con Natalia Estemirova e, poco
prima che venisse uccisa, aveva seguito assieme a lei il caso di
un’esecuzione extra-giudiziaria in un villaggio Ceceno. Egli
dichiarò che veniva pedinato e che era stato minacciato di subire la
stessa sorte.

Altri
recenti attacchi hanno colpito Zarema Saidulaeva, capo
dell’organizzazione umanitaria Salviamo la Generazione, e suo
marito, Alik Dzhabrailov, che furono uccisi l’ 11 agosto. Essi
furono rapiti dal loro ufficio a Grozny da uomini che si
qualificarono come funzionari delle forze dell’ordine, e alcune ore
dopo furono trovati morti nel bagagliaio della loro
automobile.
L’ufficio delle Madri del Dagestan per i Diritti
Umani a Makhachkala, capitale del Dagestan fu recentemente
incendiato. Due rappresentanti di questa organizzazione, Svetlana
Isaeva e Gulnara Rustamova, come pure altri attivisti dei diritti
umani, avvocati e giornalisti del Dagestan, furono accusati di essere
sostenitori e complici di gruppi armati illegali in volantini
distribuiti a Makhachkala. Il volantino invocava una “faida
sanguinaria” contro queste persone.
“E’ ora che il
Presidente Medvedev mostri la volontà politica di proteggere I
difensori dei diritti umani in Russia. Egli deve agire ora per por
fine al clima di paura ed intimidazione,” ha dichiarato Irene
Khan.
Amnesty International ha chiesto al Presidente Medvedev di
assicurare che tutti questi crimini siano indagati in modo
approfondito e che i responsabili vengano consegnati alla giustizia
in processi che rispettino gli standard internazionali. A tre anni
dall’assassinio di Anna Poilitkovskaya, le autorità Russe devono
intervenire per far finire gli attacchi contro I difensori dei
diritti umani nel paese.