Informazione, la mannaia di Tremonti

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Vogliono
oscurare tutto e tutti, cancellare il diritto all’esistenza per tutti
quei media che non gli piacciono e persino travolgere l’intero
sistema editoriale. La destra del conflitto di interessi, rafforzata
dal risultato elettorale, ha già annunciato che metterà in cantiere
le riforme «istituzionali».

Ma
prima di tutte, la legge sulle intercettazioni, quella che dovrà
imbavagliare gli ultimi cronisti ancora in pista. Come se non
bastasse, alla Rai hanno già annunciato nuove rappresaglie contro i
giornalisti e gli autori sgraditi. L’oscuramento di tutto quello che
non piace al capo e ai suoi fedelissimi è considerata la condizione
essenziale per portare a compimento il disegno di realizzare una
repubblica presidenziale a telecomando unificato.
In questo
quadro già allarmante è arrivata anche lanotizia
che il ministro Tremonti con un suo decreto ministeriale
ha
deciso di sospendere tutte le tariffe agevolate per il settore della
stampa e per la comunicazione di tutti i soggetti no profit. Si
tratta di una vera e propria pugnalata alle spalle dell’intero
settore dell’editoria e in particolare, ma guarda che casualità, di
tutte quelle testate, il manifesto compreso, che tentano di
salvaguardare un minimo di pluralismo politico. La decisione di
Tremonti segue di pochi giorni la mazzata già tirata contro
l’emittenza locale e contro i giornali degli italiani all’estero.
Nessuno è stato avvertito prima e, come se non bastasse, appena
qualche settimana fa era stato ribadito che nessun ulteriore taglio
ci sarebbe stato prima di una riforma organica del settore. Se le
parti sociali fossero state convocate avrebbero persino spiegato che
forse un tetto sarebbe stato lecito metterlo. Invece no! Il ministro
del Tesoro ha scelto la strada del colpo di mano, silente il
sottosegretario all’editoria Bonaiuti. In queste condizioni appare
impossibile, quisi ridicolo, predisporsi agli stati generali
dell’editoria e a un sereno confronto sul futuro assetto del sistema.
La provocazione di Tremonti deve essere respinta con la stessa forza
e passione civile che hanno segnato le grandi manifestazioni contro
la censura, contro la chiusura dei programmi scomodi, contro i
singoli conduttori o giornalisti, anche in questo caso sono in gioco
i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione.
Nessuno
può fingere di non vedere o di non sapere. Le forze del centrodestra
che pure in altre occasioni hanno manifestato anche coraggiosamente
preoccupazione per lo stato del settore apriranno bocca o si
piegheranno ai comandi di Tremonti? Ci auguriamo che la vicenda sia
seguita con grande attenzione dallo stesso presidente Napolitano che
più volte ha fatto sentire la sua voce a difesa del pluralismo
editoriale. È sicuramente necessario convocare tutte le forze
sindacali, imprenditoriali, associative che già diedero vita alla
grande manifestazione del 3 ottobre sulla libertà di informazione,
per decidere i passi da compiere dentro e fuori le aule parlamentari.
Come Articolo21, infine, chiediamo a tutti i media, alle
conduttrici e ai conduttori di programmi radio e tv, di non oscurare
questa vicenda sentendola come «cosa loro», parte della battaglia
comune contro la censura. Per una volta sarebbe bello che i
riflettori e i microfoni fossero dedicati a raccontare le storie e le
paure di quegli editori, di quei giornali, di quei giornalisti che
vorrebbero ancora continuare, tra mille fatiche e maledizioni
quotidiane, a fare il loro mestiere, così come ha sempre fatto il
collettivo redazionale che continua a regalarci ogni giorno questo
giornale.

*portavoce
Associazione articolo 21