Le religioni in dialogo per un mondo di pace

La pace è una costruzione
da edificare collettivamente, una casa che tutti possono abitare, o
bisogna distruggere un muro per far circolare liberamente persone ed
idee?
L’incontro organizzato
dal comune di Ancona assieme al CVM il 6 ottobre 2010, ha posto il
dilemma più che risolverlo, ma è stato anche il passo successivo di
un percorso iniziato col calendario delle religioni, il progetto
“Mamme a scuola” e il patto di cittadinanza con le nuove
generazioni di immigrati residenti ad Ancona.
Il sindaco Gramillano e
gli assessori Brisighelli e Nobili, quest’ultimo “accaldato”
reduce da una riunione scolastica, hanno delineato le caratteristiche
dell’impegno avviato verso tutta la popolazione anconetana. La
formazione di molti dei presenti che sono stati educati alla pace
dalla tragedia costituita dalla prima guerra vissuta nelle vicinanze,
dal 1991 in poi nella ex Jugoslavia, ha sofferto per le controverse
scelte dei governi europei in quell’occasione, ed anche Adriatico
Mediterraneo, la rassegna estiva, è nata da quella esperienza come
un ponte per attraversare i confini e ricostruire un’esperienza di
coesistenza al di là delle religioni, etnie, lingue diverse,
distrutta dall’uomo.
Perchè allora le
religioni per avviare un dialogo di pace? Non è proprio dietro
l’identità religiosa che si nascondono alcuni dei maggiori
conflitti sul pianeta?
Non sono sufficienti le
religioni ad individuare I colpevoli, come non lo è il solo potere
economico. Ma è importante conoscere come la religione cristiana e
quella cattolica sono state modellate dall’uomo, ed ancor di più
dal maschio, per rispondere ad esigenze di potere e di presunta
salvezza dal male. Per dirla con Roberto Mancini, professore
dell’Università di Macerata, ai governanti romani fece buon uso
interpretare la religione e basare la costruzione della Chiesa
cattolica, facendola forte fra l’altro con la proprietà, la
potenza, il sacrificio e la paura della punizione, dell’inferno.
Eppure la parola di Gesù, figlio di Dio, aveva spiazzato anche il
suo popolo, gli ebrei, sostenendo che l’amore è liberazione, che
raggiunge tutti, credenti e non credenti.
Padre Alberto Maggi del
Centro Studi Biblici “G.Vannucci” di Montefano sgombra il campo
dal pericolo di parzialità: come cattolico lui vuole usare la sua
conoscenza delle Scritture per conoscere e far conoscere le
distorsioni della parola di Gesù, prima religione cristiana sulla
Terra, adattata dal popolo che dominava la parte occidentale di essa,
cioè I Romani. Se gli Ebrei non accettarono la parola di chi parlava
di pace e non di popolo eletto, e lo scacciarono dalla sinagoga, lo
Spirito Santo trovò l’excamotage di mettere in contatto Pietro con
I pagani, attraverso il cibo. Molti erano gli animali considerati
“impuri”, e molti altri I limiti per il cibo. Basti pensare ai
metodi di macellazione che tutt’ora differenziano musulmani ed
ebrei dai cristiani. Ebbene, gli stranieri, coloro che per abitudine
ormai consolidata, sono da temere, a cui non far valicare I confini
della patria, diventano amici ed il centurione mangia con Pietro,
cioè divide con lui uno dei momenti più intimi ed importanti. La
metafora presente nel racconto di padre Maggi è più che attuale, e
se da un lato egli dimostra il potere liberatorio della fede,
dall’altro poco più tardi si permette di accusare I governi
occidentali dei nostri giorni. Rievocando le caratteristiche degli
attori della fuga in Egitto, un padre non naturale, una madre e un
figlio, tutti senza lavoro, di un altro paese, di un’altra
religione, non avrebbero passato la frontiera fra Israele ed Egitto
se a controllarli ci fossero stati I cattolicissimi italiani.
In una sala gremita
soprattutto di insegnanti da tempo coinvolti nella cooperazione e
nella interculturalità, il pensiero va alla cronaca riportata da
Mancini, dei pescatori cannoneggiati dal guardacoste libico, che ha
equivocato sulla loro natura, ritenendoli “clandestini”, e quindi
degni solo di essere fatti fuori. L’occidentale fa fatica a
comprendere l’altrui ragione, e qui potremmo andare avanti
all’infinito, se non accettiamo che esistono molte “ragioni”,
ed esse possono convivere, senza gerarchie. Vengono messi in
discussione punti cardinali come la carità, il senso di famiglia
regolare, l’accusare di ogni colpa solo chi governa come egli non
sedesse in cima ad una catasta di cui facciamo parte però anche noi.
Dio è con noi, in suo nome si instaura una dittatura (tante ne ha
lasciate il secolo appena trascorso) per evitare che i popoli
“impuri” ci inquinino. Nessuno pensi di potersi discolpare,
perché “fare il bene” non si limita a “non commettere il male”
e starsene inoperosi, di fronte alle ingiustizie commesse. I
lavoratori migranti di Castelvolturno indicono il loro primo
sciopero, chiedendo di non essere pagati meno di 50 euro a giornata,
dimostrando che la lotta di classe e quella alla mafia possono essere
fatte solo dai cittadini direttamente interessati, non dalla polizia
o dall’esercito, e ci portano un grande insegnamento. Al loro
fianco la Caritas, I missionari comboniani, I centri sociali. Nella
città di Ancona, percorsa dai licenziamenti e dalle dismissioni di
luoghi di lavoro storici come I cantieri navali, sarebbe bello
pensare che dalle nuove comunità, spinte da nuove generazioni
finalmente a pieno diritto italiane, venga una spinta a superare
quell’apatia che può spingere solo alle lotte sordide fra poveri.
Una parola sul patto di cittadinanza avanzato dal comune di Ancona,
dall’alacre lavoro di Claudio Grassini ed i suoi collaboratori UN
IMPEGNO COMUNE VERSO IL RICONOSCIMENTO DI UNA CITTADINANZA PIENA
E CONDIVISA: il voto amministrativo, già approvato nel 2007, come la
cittadinanza, ed il pieno riconoscimento del contributo al benessere
cittadino di ognuno, compresi i rifugiati, costituiscono strumento di
riconoscimento e soddisfazione che alleviano in parte il peso della
concessione del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro,
ed ora reso ancora di più lontano dal diritto col permesso a punti.
Non si devono delimitare gli accampamenti dei cristiani, degli
islamici, degli agnostici, degli atei: tutte queste terre devono
essere aperte, dialogare, conoscere. Ma chi bussa alla porta deve
poter essere ricevuto: Dio dice benvenuti in me se avete accolto, ma
siate maledetti da voi stessi se non lo avete fatto.
