giovedì 25 Aprile 2024
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Disoccupazione giovanile

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Prima della crisi 3 su 10
nuovi contratti erano a tempo indeterminato, ora sono meno di 1 su
10. Nei prossimi mesi difficilmente la situazione migliorerà.

E mentre la ripresa è
debole, le imprese restano fragili e cresce il divario tra lavoro
protetto e lavoro precario, mi sembra il governo stia facendo poco o
nulla: non si vedono politiche pubbliche a sostegno del lavoro,
soprattutto di quello giovanile. Tra i giovani il tasso di
disoccupazione a novembre è stato del 28,9%, quindi tre volte e
mezzo quello degli over 25.
Se i giovani non
troveranno rappresentanza e modo di esprimersi si potrebbe creare un
problema sociale molto serio con il rischio di conflitti e tensioni
sociali.
A questo è ben attento il
Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel suo discorso
di fine anno ha citato 26 volte i giovani e i loro problemi.

Alcuni
potrebbero obiettare dicendo che con la crisi globale i problemi sono
presenti in tutti gli altri Paesi. Che la crisi ci sia anche negli
altri Paesi è certamente vero, ma se si considera ad esempio la
Spagna, dove la disoccupazione è in aumento, non troviamo la stessa
alta percentuale di disoccupazione giovanile che invece si riscontra
in Italia.
La
questione ce la spiega Tito Boeri, docente alla Bocconi e fondatore
del sitowww.lavoce.info.
Boeri
afferma: “In Spagna, rispetto all’Italia, le barriere d’ingresso
alle professioni sono inferiori, ad esempio costi e regolamentazioni
per la creazione di nuove imprese e le tasse sul lavoro. Da noi non
si è fatta nemmeno la riforma fiscale per alleggerire il prelievo
sul costo del lavoro. Quello italiano è un problema complesso, che
parte dal sistema educativo sul quale si sono concentrati gli ultimi
tagli, di fatto spingendo le persone a studiare sempre meno. Del
resto, anche il ministro Sacconi ha mandato il messaggio più volte,
esortando i giovani ad accettare anche i lavori più umili.
E’
un problema, in parte, anche culturale. Infatti le famiglie italiane
sono sì molto attente ai giovani, ma solo nel privato:non si rendono
conto che la questione andrebbe affrontata con regole e riforme.
Anche per questo il discorso del presidente Napolitano, che ha citato
26 volte i giovani e i loro problemi, è stato molto importante. Ma
c’è scarsa consapevolezza del problema. Ho partecipato ad un
convegno dell’Ocse sul tema: ogni Paese ha illustrato i propri
progetti per affrontare la questione giovanile, l’unico a non avere
nemmeno un’idea è stata l’Italia
”.