martedì 27 Febbraio 2024
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Ritorna la legge-bavaglio

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Il governo ci riprova. La
legge-bavaglio approderà di nuovo all’aula di Montecitorio a fine
luglio. L’obiettivo della maggioranza è di approvare il ddl sulle
intercettazioni fra il 25 luglio e la fine del mese, “ma non è
escluso che il provvedimento slitti alla prima settimana di agosto o
addirittura a settembre”, ha riferito il capogruppo Pdl Fabrizio
Cicchitto.

L’opposizione fa sapere
che non ci sta, ma perplessità trapelano anche dal Pdl, come il
ministro Rotondi, che afferma: ”Giusto fare la legge, ma la
fretta è inopportuna. È una battaglia di civiltà, ma in questo
momento sarebbe fraintesa
”. Già è tanto che nel Governo
qualcuno ci arrivi da solo…

I cittadini hanno il
diritto di essere informati in modo corretto, completo e tempestivo e
i cronisti hanno il dovere di assolvere a questo compito. La legge
non può frapporre ostacoli strumentali alla libertà di
informazione. Sembrerebbe una cosa ovvia… ma a quanto pare per
qualcuno (probabilmente il solito Silvio Berlusconi) questa legge è
un altro escamotage per risolvere i propri problemi con la giustizia.

Il governo quindi si
appresta ad approvare una legge per bloccare le intercettazioni e
impedire ai giornali di pubblicare le notizie che riguardano le
inchieste, in modo che i cittadini non sappiano e non possano
giudicare.
Il governo dice di
muoversi in tutela della privacy. Chi non vorrebbe che la privacy non
fosse tutelata! Siamo tutti d’accordo che occorre distinguere tra ciò
che è rilevante ai fini dell’inchiesta e ciò che lo è soltanto per
la vita personale degli indagati. Ma il Governo, per difendere questa
presunta differenza tra questioni
rilevanti e non, decide di spazzare via tutto. Si vuole impedire che
il contrasto al crimine compiuto dalla magistratura possa avvenire
con gli strumenti utilizzati in tutte le democrazie occidentali (le
intercettazioni telefoniche) e dall’altro lato che i giornali possano
pubblicare le notizie che i cittadini ha
nno semplicemente il
diritto di conoscere.

Ma se la necessità è
quella di salvaguardare la privacy e quella di distinguere, ai fini
dell’inchiesta, ciò che è rilevante da ciò che non lo è… ecco
una proposta semplice, ma che credo efficace:
si decida ad un certo
punto dell’inchiesta di convocare un’udienza stralcio davanti a un
giudice terzo, chiamando come parti in causa i pm che indagano e i
difensori degli indagati. Le due parti, nel corso dell’udienza
apposita, si assumono la responsabilità di distinguere nel malloppo
totale delle intercettazioni trascritte ciò che è rilevante al fine
dell’inchiesta, ciò che è rilevante anche a delineare la
personalità dell’indagato, ciò che serve alla difesa e all’accusa e
che è opportuno che l’opinione pubblica conosca, mentre tutto il
resto viene segretato o distrutto.
Da questo momento si può
prevedere una pena molto rilevante per chi pubblica qualcosa relativo
a quanto è stato segretato ed è stato considerato senza rilevanza
per le indagini e per l’opinione pubblica.

Questa misura è di
facilissima attuazione, avrebbe un grande concorso in Parlamento,
consentirebbe di distinguere ciò che è realmente rilevante,
garantirebbe la privacy, impedirebbe le pubblicazioni improprie,
farebbe sì che la magistratura, insieme con le parti, si assuma le
responsabilità di non dare tutte le intercettazioni e metterebbe
fine a quell’abuso che, con la scusa della privacy, vuole impedire ai
giornali la possibilità di informare, ai cittadini di sapere e alla
magistratura di svolgere le indagini con gli strumenti tecnici propri
di ogni paese democratico.
Con questa proposta il
Parlamento chiuderebbe il discorso in pochi giorni e al Governo
eviteremmo di far perdere altro tempo in sciocchezze.

Ma il Governo non seguirà
questa strada… perché il problema non è la regolamentazione delle
intercettazioni. Il problema è sempre il solito: come “salvare”
Silvio Berlusconi.