Petrolio: ennesimo incidente nel Delta del Niger

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Il 16 gennaio è scoppiato
un incendio presso una piattaforma petrolifera della Chevron in
Nigeria, a una decina di chilometri dalla costa.

L’incendio sembra molto
simile a quello accaduto nel Golfo del Messico due anni fa che aveva
causato uno dei disastri più grandi mai avvenuti. L’unica differenza
(in peggio) è che l’incendio continua ininterrottamente dal 16
gennaio!
Un incendio di queste
proporzioni e di tale pericolosità in Europa o negli Stati Uniti non
sarebbe certamente passato inosservato. L’Africa invece non fa molta
notizia.

Già si registrano
discordanze circa le conseguenze di questo incidente: la Chevron
sostiene che non ci sono complicazioni visibili sulle spiagge, mentre
le popolazioni denunciano come nello specchio di mare e nel fiume che
si immette nell’Oceano si contino a centinaia i pesci morti.

Secondo la popolazione
locale la Chevron, che attualmente in Nigeria è seconda solo alla
Shell in termini di greggio prodotto, non sta facendo molto per
accertare le cause dell’incidente e nemmeno sta monitorando il mare
per limitare i danni. La popolazione è quindi molto preoccupata,
considerato che dipende in maniera massiccia dalla pesca.

Come ci ricorda un
articolo pubblicato in questi giorni sul quotidiano “Il Manifesto”
questo incendio è solo uno dei numerosi incidenti legati allo
sfruttamento petrolifero che ciclicamente si ripetono in Nigeria.
Prima della fine dello scorso anno uno sversamento presso la
piattaforma della Shell di Bonga ha provocato la dispersione in mare
di oltre 40mila barili di petrolio greggio, con impatti anche in
questo caso catastrofici per i pescatori dell’area. La settimana
scorsa, invece, dopo quattro mesi di tregua è tornato a colpire il
Mend, il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger, il quale
ha fatto saltare per aria un oleodotto dell’italiana Agip nello stato
di Bayelsa.”