Rispetto referendario

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A seguito di una campagna
elettorale che aveva suscitato la partecipazione di migliaia di
cittadini, organizzati in comitati territoriali, il 12 e 13 giugno
dello scorso anno 27 milioni di cittadini italiani avevano espresso
chiaramente il concetto che l’acqua è un bene comune e non può
essere privatizzata.

I due quesiti sull’acqua
chiedevano di esprimersi in merito alla privatizzazione sia
dell’acqua che di tutti i servizi pubblici locali e sull’abolizione
della quota del 7 per cento delle bollette riservata ai profitti.
Un anno dopo le cose non
sono cambiate.
Il decreto “Crescitalia”
del governo Monti ha aperto la strada alla privatizzazione dei
servizi pubblici e ha imbrigliato le municipalizzate dentro il patto
di stabilità interno, obbligando le aziende pubbliche che gestiscono
il servizio idrico al rispetto di rigidi parametri di spesa. Il
ministro dell’Ambiente Corrado Clini, inoltre, ha predisposto lo
scorso aprile un decreto che affida le competenze sulle tariffe
dell’acqua all’Autorità per l’energia elettrica e il gas.

Eppure in qualche parte
d’Italia qualcosa si è mosso. Prendiamo ad esempio Napoli. Il
sindaco Luigi de Magistris ha dato seguito all’esito del referendum
trasformando la Arin – una S.p.A. a totale capitale pubblico – in
Abc (Acqua Bene Comune). La Abc è un’azienda speciale. Si tratta di
una forma giuridica che manda in soffitta la società per azioni,
rifiutando la rilevanza economica dell’acqua. Lo statuto della Abc di
Napoli prevede l’istituzione di un comitato composto da circa dieci
membri provenienti dai comitati cittadini e dal Consiglio comunale,
che dovrà verificare la trasparenza degli atti, il rispetto delle
tariffe e svolgere una funzione di indirizzo.
Insomma, un esempio che
andrebbe seguito in tutta Italia.
Per questo il prossimo
fine settimana il gruppo Fuoritempo, come tanti gruppi e associazioni
in tutta Italia, tornerà in piazza per chiedere il rispetto
dell’esito referendario.
Vi aspettiamo quindi per
una firma!