lunedì 26 Febbraio 2024
Articoli 2018

L’intervento occidentale in Siria visto “dagli altri”

Il 14 aprile 2018 gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia hanno attaccato tre obiettivi militari “associati al programma di armi chimiche del regime siriano”.

L’attacco è arrivato in risposta a un bombardamento con armi chimiche che ha colpito Duma, città della Ghuta orientale e roccaforte dei ribelli, il 7 aprile, e attribuito al regime di Damasco. I mezzi d’informazione panarabi scrivono che l’attacco occidentale non avrà grandi conseguenze sul conflitto siriano. Al Araby al Jadid sottolinea che “probabilmente non ci saranno altri bombardamenti e gli obiettivi colpiti sono molto meno numerosi del previsto”. Secondo il quotidiano, l’attacco occidentale rappresenta quasi “una lettera di sostegno al regime di Bashar al Assad”, con cui Stati Uniti, Regno Unito e Francia danno il via libera a Damasco per “continuare a bombardare i siriani, ma con armi convenzionali”.

In un articolo Nasser al Sahli sottolinea quanto sia violenta la propaganda russa contro le vittime siriane: “I mezzi d’informazione russi sostengono che le sofferenze del popolo siriano sono false, ma forse sono troppo abituati ai metodi sovietici”.

Su Al Jazeera Malak Chabkoun scrive che l’attacco “non cambierà niente, né in Siria né altrove. E non porterà a uno scontro aperto tra gli Stati Uniti e la Russia”. Anzi, “qualunque cosa succederà in Siria in futuro, di sicuro comprenderà un accordo” tra i due paesi.

Hazem Saghieh su Al Hayat evidenzia che “ancora una volta il mondo arabo è considerato solo come terreno di ‘aggressione’ o di ‘vittoria’, nel totale disinteresse per la popolazione siriana”.

Il quotidiano israeliano Haaretz scrive che l’attacco rivela le vere intenzioni delle potenze occidentali, impegnate in una “dimostrazione di forza”. “Il comportamento dei leader occidentali in questo ballo in maschera si è dimostrato ancora una volta un doppio gioco legato ai loro interessi”, commenta Jack Khoury. “Chiunque voglia un mondo giusto e razionale dovrebbe prima affrontare il problema più vecchio del Medio Oriente: la necessità di dare uno stato ai palestinesi”.

Sul sito indipendente turco Diken lo scrittore e opinionista Levent Gültekin si chiede quale sia la posizione del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan di fronte agli sviluppi del conflitto siriano: “Nei sette anni di guerra in Siria Erdoğan ha sempre considerato Damasco come un nemico e Mosca come un alleato, ma in questa occasione si è schierato a fianco delle potenze occidentali. Se per anni ha cercato di convincere l’opinione pubblica turca che dopo la Siria l’occidente prenderà di mira la Turchia, come fa ora a sostenere l’attacco? Come fanno gli elettori a dargli ancora credito?”.

Secondo il giornale iraniano riformista Shargh l’attacco conferma la mancanza di strategia dell’occidente in Siria. “Non ci saranno ostacoli alla vittoria dell’esercito siriano né effetti sulla posizione dei protagonisti del conflitto. Gli Stati Uniti cercheranno di dimostrare che il governo siriano ha usato le armi chimiche e Damasco e Mosca dimostreranno il contrario”, scrive Korush Ahmadi.

Anche l’esperto russo Vladimir Frolov, su Republic, osserva che “i bombardamenti in Siria sono stati di portata molto limitata, nonostante la retorica della vigilia”. Le conseguenze politiche però potrebbero rivelarsi notevoli: “Nel giro di alcuni giorni gli Stati Uniti e i suoi alleati sono riusciti a formare un gruppo coeso, il cui potenziale militare supera notevolmente quello che Mosca ha dispiegato nella regione. La Russia non è in grado di mobilitare alleati efficaci. Le sue capacità sono limitate e un conflitto ampio potrebbe mettere in gravi difficoltà la sua già debole economia. I bombardamenti hanno messo in risalto la debolezza di Mosca e hanno dimostrato che non può pretendere di essere un centro di forza alternativo agli Stati Uniti e capace di garantire la sicurezza del Medio Oriente”.

 

Fonte: Internazionale nr. 1252