mercoledì 22 Maggio 2024
Articoli 2020

Riformare l’Europa

Nel 2018 sono arrivati in Europa 2 milioni e 400 mila immigrati regolari a fronte di 150 mila arrivi di irregolari. L’anno scorso questi ultimi sono stati ancor meno: 128 mila. Sembrerebbero pochi, considerato che l’Europa ha 446 milioni di abitanti ma questi 128 mila si stanno invece rivelando un numero sufficiente a far saltare il principio di coesione e solidarietà su cui si regge l’Unione.

Il nuovo patto sulle migrazioni annunciato in questi giorni dalla Commissione non risolve infatti i problemi creati dal regolamento di Dublino perché lascia a Italia, Grecia, Spagna e Malta, cioè i Paesi di primo approdo, la responsabilità di accogliere i nuovi arrivi.
Non era quello che si attendeva chi in questi anni aveva chiesto politiche migratorie basate, oltre che sull’ovvio obbligo del salvataggio e dell’accoglienza, anche sull’equo ricollocamento dei richiedenti asilo in ciascuno dei 27 Paesi dell’Unione. Questo non è stato possibile per l’opposizione di un pugno di Paesi, sempre gli stessi: Austria, Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca.

Secondo lo schema presentato in questi giorni, la solidarietà dei “riottosi” si dovrebbe concretizzare in un non meglio precisato “azioni di supporto logistico” la più importante delle quali sarebbe l’organizzazione dei rimpatri.
Ma le organizzazioni umanitarie hanno fatto notare che affidare i rimpatri dei migranti a quei Paesi che rifiutano la solidarietà sarebbe però come chiedere al “bullo” della scuola di accompagnare un bambino a casa.

È sempre più urgente che sulle questioni più rilevanti l’Europa rinunci al principio dell’unanimità e decida a maggioranza. Potrebbe essere questa la vera grande riforma dell’era di Ursula von der Leyen.