«Ma quale ciclovia, è un dedalo di strade»

Il comitato illustra il nuovo percorso proposto dall’assessore Baldelli: «Un tracciato a zig-zag che non sta in piedi. E’ il momento di fermarsi»

FANO «Ripensateci: al di là degli annunci abbiamo ancora un anno di tempo per ragionare sulla Fano-Urbino». E’ l’appello che il comitato ciclovia del Metauro rivolge alla Regione e al presidente Francesco Acquaroli. «La vostra proposta non ha un senso giuridico, sociale e tecnico – fa notare Renzo Rovinelli, colui che insieme al consigliere regionale Andrea Biancani, ha contribuito a realizzare il percorso lungo la ferrovia – ed è l’esatto opposto di una ciclovia turistica». Non un itinerario lineare, come quello che si snoda lungo il tracciato ferroviario, ma un tracciato a zig, zag, «che si allontana – fanno notare dal Comitato – dal sedime di Rfi e attraversa numerose proprietà private: basta che uno solo di quei proprietari si opponga e la pista ciclabile non si realizza». Quella del ricorso non è la strada che intende seguire il Comitato: «Non vogliamo aprire una guerra, non ci interessa, ma invitiamo la giunta regionale a ripensarci: state buttando via un progetto, quello lungo la linea ferroviaria, frutto di un lavoro rigoroso e certosino». Abbandonando quell’itinerario, secondo il Comitato, c’è il rischio di perdere i 4,5 milioni di euro destinati alla realizzazione della ciclovia fino a Colli al Metauro. «Facile dire – insiste Rovinelli – che con la nuova pista ciclabile si arriverà fino a Fossombrone quando ci si limita solo a disegnare una riga a terra. La soluzione proposta non sta in piedi e, soprattutto, non corrisponde a quanto stabilisce la legge». Ma qual è il percorso indicato dalla Regione? Rovinelli legge le tabelle pubblicate: «Si parte da via Pisacane, si prosegue per via XII Settembre, via Montegrappa, via Palazzi, via Negusanti, via IV Novembre, via Fossa Sant’Orso, via Galilei, strada comunale del cimitero (Rosciano), via Einstein, via Bellocchi, via Attilio Regolo, via Flaminia, via Arno e via Torno. Da qui, per un tratto, la ciclabile affianca la ferrovia per poi entrare a Lucrezia. «Credo che dopo il sopralluogo dei giorni scorsi – prosegue Rovinelli – si siano resi conto dell’impossibilità di realizzare il loro percorso. Viste le difficoltà tecniche e i maggiori costi, forse è il momento di fermarsi». Il professor Enrico Tosi ha posto l’accento sui danni collaterali della scelta della Regione: «La nostra Regione rischia di essere tagliata fuori dal progetto della ciclovia Fano-Grosseto». Mentre Gianni Collina di Forbici-Fiab Fano ha fatto presente che «le priorità di una ciclovia sono la sicurezza e la linearità che mancano nell’itinerario proposto dalla Regione». Anna Marchetti