mercoledì 22 Maggio 2024
Politica locale

Ospedale a Case Bruciate, ora tocca a Ricci

La Regione ha fatto la prima mossa, ma serve la variante urbanistica. Il sindaco deve decidere se dire sì. Per ora silenzio assoluto

di Luigi Luminati Pensavamo di essere nel mondo della comunicazione avanzata, soprattutto in politica. Invece stiamo vivendo la scelta del silenzio complice. Attorno, guarda caso, il nuovo ospedale di Pesaro. Non ci sono risposte pubbliche dopo il primo incontro tra il presidente della Regione Francesco Acquaroli ed il sindaco di Pesaro Matteo Ricci. Una delle due parti avrebbe chiesto almeno due settimane prima di dare una riposta definitiva. Ma una risposta su cosa? Non c’è niente di ufficiale ma la giunta regionale avrebbe segnalato la volontà di modificare il luogo dove far sorgere il nuovo ospedale. Il che vorrebbe dire far nascere l’ospedale nuovo di Pesaro e non più unico, in un luogo diverso rispetto Muraglia e con una logica totalmente diversa rispetto il cosiddetto ospedale unico Pesaro-Fano. In sostanza i vincitori delle elezioni regionali vorrebbero fare ufficialmente quello che si dava per scontato al momento della conta dei voti. E così il messaggio inviato da Acquaroli a Ricci parte da questo concetto: non si tolgono i soldi pubblici (120 milioni di euro tra Stato e Regioni) destinati al nuovo ospedale di Pesaro ma non si farà più l’ospedale unico Pesaro-Fano. Tanto che l’ospedale nuovo si può fare più semplicemente a Case Bruciate con un’estensione più orizzontale. Mantenendo così l’ospedale di eccellenza a Pesaro con 400 posti letto, mentre altri 200 posti letto rimarrebbero più o meno come adesso nell’attuale sede del Santa Croce a Fano. L’operazione vedrebbe compatta l’intera giunta regionale di centro destra, che ha in Fano il punto forte nel nord delle Marche. Ma per fare questo ci dev’essere anche il via libera del comune di Pesaro con una variante urbanistica su Case Bruciate. E ci dev’essere il via libera soprattutto del sindaco Matteo Ricci a una nuova politica sanitaria che chiude con le scelte del Pd e in particolare con la parentesi interpretata da Luca Ceriscioli. Noi potremmo anche fare i conti sui posti letto. Ma è chiaro che scegliere Case Bruciate vuole dire rinviare il nuovo ospedale a un percorso urbanistico tutto da definite e lasciare soprattutto i due presidi pesaresi come adesso a meno che non si ipotizzi uno spostamento della Medicina nucleare di Muraglia altrove. Sarà anche per questo che il silenzio prende il sopravvento su tutto, compreso il destino forse segnato dell’azienda unica ospedaliera sanitaria Marche Nord. Come lo spostamento elettorale verificatosi ai danni del Pd pesarese si trasforma automaticamente in un ripensamento dell’unica città costiera di Pesaro e Fano. Una città unica che, fino ad ora, può vantare quasi solo un’operazione amministrativa riuscita negli ultimi decenni: la nascita del forno crematorio al cimitero degli Ulivi di Fano che ha appena registrato un bilancio da record che vale quasi il totale ammortamento dei soldi investiti. Si può ben capire come tra Pesaro e Fano c’è una concorrenza campanilistica che esiste da secoli e la modernità non è riuscita, forno crematorio a parte, a sconfiggerla. Difficile che in queste condizioni si possa insistere su un ospedale unico. Tantomeno ora che si punta sul rilancio della cosiddetta sanità territoriale, dimenticata per decenni e ora tornata improvvisamente di moda. Aspettiamoci nei prossimi mesi tanti fondi statali e finanziamenti per le Case della Comunità e per Centrali Operative Territoriali a livello di distretti. Infine previsti Ospedali di Comunità per media/bassa intensità clinica con degenze di breve durata. Inoltre sono previste in tutta Italia tremila nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico (Tac, Risonanze, Acceleratori lineari, sistemi radiologici, angiografi, mammografi, ecomotomografi). Chi vivrà vedrà. Mentre qua siamo ancora a discutere di dove fare il nuovo ospedale.