giovedì 23 Maggio 2024
Politica locale

’Ospedale unico col Recovery fund Non si può gettare via l’occasione’

L’ex sindaco di Pesaro, Giovanelli, interviene sulla questione bollente: «Insensato buttare il progetto fatto. Se anche Torrette, come vediamo, rischia di non farcela, allora vuole dire che la nuova struttura serve»

 

di Luigi Luminati Non c’entra la legge del contrappasso, anzi. Ma nella Sanità pesarese si assiste con un po’ di preoccupazione alla avvenuta chiusura del pronto soccorso di Torrette. Troppi ricoveri Covid affrontati con il tasferimento delle ambulanze verso il Covid hospital di Civitanova, che, adesso, per tutti è dvientato preziosissimo. Se anche Torrette rischia fortemente di arrendersi in una provinica, Ancona che ha tutti i posti letto ospedalieri Covid occupati per la pandemia, va rivalutato tutto quello che a Marche Nord si è fatto nell’ultimo anno. Ma proprio per questo bisogna riaprire il discorso del nuovo ospedale di Pesaro. Ne parliamo con Oriano Giovanelli, ex sindaco della città. Ma è possibile che una città che è a un passo dall’avviare il progetto di nuovo ospedale in una situazione drammatica blocchi tutto senza che nessuno dica niente? «Io spero che il dialogo tra la regione e i Comuni della nostra provincia non si sia interrotto definitivamente». In realtà nessuno dice niente. «Questa è la cosa preoccupante, speriamo che si sia tenuto aperto un collegamento». In realtà anche nella comunità si dà per scontato che il nuovo ospedale non si farà. «Io spero che non ci sia una decisione definitiva e soprattutto non si buttino via i fondi già destinati al nuovo ospedale ed anche il lavoro progettuale compiuto». Si sfrutta anche la contrapposizione tra sanità territoriale e sistema ospedaliero. «E’ evidente che la pandemia ha fatto emergere la disattenzione compiuta da decenni sulla sanità territoriale. E’ un limite che va riconosciuto. Una situazione che va modificata al più presto. Ma…». Ma? «Non bisogna trasformare tutto in ideologia: territorio contro ospedale. Piccoli nosocomi contro il cosiddetto ospedale unico. Uno scontro ideologico che può lasciare Pesaro senza l’indispensabile nuovo ospedale». C’è chi si è opposto al progetto perché c’era già il Dea di secondo livello di Torrette e non serviva una nuova sede per l’azienda ospedaliera Pesaro-Fano. «Sarà un caso ma anche Torrette, con tutta la sua forza di secondo livello e con anche i doppi reparti per la presenza di una clinica universitaria, rischia di non farcela. E’ la più chiara risposta possibile ai dubbi sulle indifferibili necessità di un ospedale di livello per Pesaro, Fano e la nostra provincia». Sarà un caso ma l’azienda Marche Nord è stata costretta a tagliare posti letto: da 500 a 320 per reggere l’urto. «Nel caso specifico avere due o addirittura tre presidi ha consentito di rendere Fano free covid, utilizzando per la pandemia il San Salvatore. Ma la riduzione dei posti letto la dice lunga sul fatto che l’ospedale unico non basta per Pesaro e Fano, figurarsi per tutta la provincia». Lei ha detto di aver visto fare la ’ola’ nell’entroterra contro l’ospedale unico. «La battaglia si poteva evitare con un po’ di intelligenza in più nel recente passato ma adesso è lo scenario finanziario che è cambiato. La regione e i Comuni devono trovare una soluzione fattibile e che non butti tutto alle ortiche». Sarebbe curioso dire che non c’è bisogno del nuovo ospedale di Marche Nord. «Abbiamo forse già fatto un errore tanti anni fa quando abbiamo deciso di risistemare il San Salvatore con i fondi stanziati per il nuovo ospedale, rinunciando all’idea di Villa Fastiggi. Rinunciare ancora una volta sarebbe un errore così madornale… anche nel mezzo della pandemia». Lei cosa propone? «Eliminare l’ideologia e fare cose di buon senso. Ad esempio la regione dovrà confrontarsi con il governo per il Recovery Found. Si può permettere di rinunciare a un progetto già pronto di nuovo ospedale? Si è lavorato per fare questo progetto e poi lo buttiamo via? Mi sembra assurdo». Lei sa che c’è un’opposizione pregiudiziale del centro destra al project financing. «Ecco, se il problema è attivare opere utilissime come un ospedale in un territorio che ne è privo, perché rinunciare a questa occasione per attivare il Recovery Fund? Così non si butta via il progetto e non ci si dimentica delle necessità». E’ un progetto a cui si è lavorato per anni. «Appunto questo lavoro è importante e taglia i tempi in ogni modo. Si trovino i fondi e si utilizzi il lavoro del progetto. Ma si faccia tutto e presto».