martedì 25 Giugno 2024
Politica locale

«Il project non è certo il diavolo Peggio non fare l’ospedale»

Giuseppina Catalano, ex primario di Oncologia: «Non possiamo perdere pure questa occasione Pesaro ha bisogno di alta eccellenza capace di contenere anche la mobilità passiva»

di Luigi Luminati «Finalmente qualcuno che parla del nuovo ospedale». Giuseppina Catalano coglie la palla al balzo dell’intervista di Oriano Giovanelli… «Innanzitutto non mi dia della pasionaria. Io sul nuovo ospedale ci metto tutta la passione ma non è sufficiente, non basta». Bene, messaggio ricevuto, ma ci dica di cosa abbiamo bisogno. «Di ospedalie nuovi, moderni, capaci di rispondere all’esigenza di una sanità rinnovata. E poi c’è bisogno di una struttura ospedaliera di secondo livello al confine nord delle Marche». Per evitare la mobilità passiva? «Che è una malattia che dura da decenni e non siamo stati in grado di affrontarla. L’accentramento su Ancona ha dimostrato i suoi limiti anche contro il virus». Ci sarebbe a disposizione un progetto per il nuovo ospedale con un forte finaziamento statale… «Il progetto va bene, ma dev’essere l’ospedale nuovo di Pesaro. E’ la risposta alle necessità della sanità dell’intera provincia che recepisce anche le difficoltà subite in questo anno di pandemia». Ci spieghi meglio. «Non è un problema di nomi, di unicità o di numero degli ospedali. E’ sicuro che la sanità moderna e svilupatta non può stare più dentro edifici progettati ad inizio del Novecento. Dobbiamo evolverci senza perdere occasioni e finanziamenti». Sa che saremmo costretti a guadare indietro per capire cosa sia successo e quali responsabilità ci sono state. «Io vorrei guardare avanti e anche per questo mi metto al fianco di Giovanelli che pure non è riuscito a far concretizzare l’Irccs negli anni in cui era sindacio». Lei ha provato in ogni modo a cercare di far cambiare idea ai vertici del Pd. «Ci ho provato e abbiamo perso più di un’occasione positiva per la collettività. Ma i cittadini hanno poi deciso diversamente con il voto alle comunali. Ripeto: guardiamo avanti». Ripartiamo dalla situazione attuale: c’è chi mette in dubbio l’azienda ospedaliera. «Io credo che rimettere in discussione l’azienda Marche Nord vorrebbe dire ricominciare da zero. E annullare gli sforzi fatti nell’integrazione che non vanno gettati dalla finestra». L’avere tre presidi con la pandemia ha avuto qualche risvolto positivo. «Diciamo che medici e infermieri di Marche Nord vanno solo ringraziati per quello che hanno fatto lavorando in una struttura composita, difficile, precaria nelle divisioni. L’integrazione raggiunta ha portato, ad esempio, a differenziare l’ospedale Covid da quello Covid free. Un vantaggio indiretto ma importante». Ma c’è di più. «Noi non posssiamo affrontare la Sanità del futuro con delle 127, dobbiamo puntare alla Ferrari, a un nosocomio del terzo millennio». Che sarebbe? «Un ospedale di alta eccellenza con un Dea di secondo livello per abbattere la mobilità passiva». Un ospedale nuovo. «Ecco non dimentichiamo che 20-30 anni fa si fece l’errore di risistemare il vecchio e abbiamo sempre avuto cantieri aperti nel nosocomio. Con altre scelte non ci saremmo trovati senza abbastanza armi nella lotta al virus». Si è scesi da 600 a 320 posti letto in questa emergenza. «Non è un problema di posti letto, ma di riequilibrio tra medicina territoriale e valorizzazione della Sanità ospedaliera per acuti». C’è anche una linea politica contraria al project financing. «Il project non è il diavolo e l’alternativa l’acqua santa. L’imporante è verificare che tutto sia in ordine. Se ci sono altre possibilità di finanziamento si scelgano purché si faccia presto il nuovo ospedale, affiancato dalla medicina territoriale. Le sa cosa le dico?» Parli pure. «Per me il diavolo sarebbe chi blocca il progetto e impedisce la realizzazione del nuovo ospedale. Quella sarebbe una scelta del diavolo. E la prego di aggiungere che non c’è nessun obiettivo politico da parte mia. Io sto dalla parte delle necessità dei cittadini. L’importante è fare presto e bene il nuovo ospedale».