mercoledì 22 Maggio 2024
Politica locale

Traforo della Guinza, più parole che fatti Un tunnel solo non sarà mai percorribile

La domanda è questa: chi comanda sulla Fano-Grosseto? Anas, Ministero, il governo, il commissario Simonini, la Regione, l’Europa, il potente di turno? Purtroppo tutti. Risultato: la strada non procede di un metro da un ventennio e un tratto nuovo aperto al traffico risale a 41 anni fa, cioè il tracciato di 4 chilometri Calmazzo-Santo Stefano di Gaifa il cui taglio del nastro risale al 1982. Poi è calata la notte su nuovi tratti aperti al traffico, ma è sempre brillato il sole sulle chiacchiere. Quelle procedono spedite da mezzo secolo. L’arrivo alla Guinza una settimana fa del sottosegretario Bignami è emblematica: ha annunciato 80 milioni di euro per ripristinare la galleria esistente ed altri 60 milioni per uno studio di fattibilità sulla seconda canna e per realizzare la circonvallazione di Mercatello sul Metauro in modo da immettersi nella tortuosa 73 bis dando ad intendere che l’unica canna esistente possa essere aperta al traffico. Si è dimenticato che il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha escluso nel 2019 qualunque ipotesi di doppio senso in un’unica galleria e vi ha escluso anche il senso alternato regolato da semaforo. Insomma, una canna sola da 6 chilometri sotto la Guinza è praticamente un soprammobile se non sarà affiancata dalla seconda canna. Che per progettarla, realizzarla e metterla in funzione dopo aver trovato i soldi, che ora non ci sono, serviranno non meno di 6/8 anni. E intanto la canna esistente, che ora si vuole attrezzare con un investimento di 80 milioni da appaltare a giugno, sarà già diventata superata, ammalorata, meritevole di altri interventi o si dovranno sostituire gli impianti che oggi si intende montare per poi tenerla chiusa. Perché va ricordato che dall’altra parte della galleria, nel comune umbro di San Giustino, c’è attualmente un bosco. La strada esistente che vi passa è larga tre metri e mezzo. Il progetto per farne una nuova a due corsie non c’è ancora, tantomeno l’impatto ambientale e i soldi necessari per realizzare i 23 chilometri esistenti tra le Ville-Selci Lama-Parnacciano per un costo di 694 milioni di euro. L’ingegner Alberto Paccapelo ha coordinato a metà anni ’90 lo staff di ingegneri e architetti che ha realizzato il progetto definitivo della Fano-Grosseto nel tratto Guinza-Santo Stefano di Gaifa, ossia i lotti 4-5-6-7-8-9 e 10 per un costo complessivo stimato nel 2007 di 1 miliardo e 263 milioni di euro, costo medio al chilometro di 32 milioni di euro. Dice Paccapelo: «Perché non investire quei 160 milioni di euro nel prolungamento della superstrada da dove si trova ora, cioè da Santo Stefano di Gaifa? Il costo stimato era proprio di 150 milioni. Si avrebbe così il collegamento tra Urbino e Fano oltre che con la zona industriale di Fermignano. Come si può pensare di spendere quei soldi nel mettere in funzione una galleria che non ha sbocchi e che non sarà transitabile? La Toscana ha preferito collegare sempre i tratti realizzati e procedere così fino all’Umbria. Perché nel tratto marchigiano non si prolunga la Fano-Grosseto ripartendo da Santo Stefano di Gaifa? Se non ricordo male i sindaci della vallata volevano questo e anche la logica progettuale ed economica dice questo. Il progetto approvato dal ministero dell’Ambiente nel 2011 a quattro corsie è pronto. Non c’è da cambiare nulla se non i materiali di costruzione. Sistemare ora l’unica canna della Guinza non risolve niente. Si perde tempo»