martedì 10 Febbraio 2026
Sanità/Salute

«Vacciniamo in base ai prodotti disponibili AstraZeneca non è meno sicuro degli altri»

Il dottor Augusto Liverani rassicura dopo le defezioni di alcuni ultra80enni che hanno rifiutato il siero. «Anni fa accadde la stessa cosa con l’antinfluenzale. Ci fu un calo dell’adesione, però successivamente aumentarono i ricoveri in Terapia intensiva»

di Benedetta Iacomucci Dottor Augusto Liverani, responsabile del dipartimento di Prevenzione Asur, alcuni over 80 non si fidano del vaccino AstraZeneca, con conseguenze facilmente immaginabili sul proseguimento della campagna vaccinale. Come pensate di fronteggiare questo scetticismo? «Innanzi tutto con una buona e corretta informazione sia da parte dei servizi pubblici che dei medici che andranno a somministrare il vaccino a domicilio». Domani è in effetti prevista la consegna dei vaccini ai medici di base per l’avvio della somministrazione a domicilio ai pazienti over 80 non deambulanti e alle persone fragili. E saranno sempre dosi AstraZeneca. «Certo, perché il vaccino è autorizzato per tutte le fasce di età, anche oltre i 65 anni». All’inizio però dicevano di no, ed anche questo ha disorientato la gente. «Ci sono state nuove evidenze scientifiche che hanno dimostrato un’ottima efficacia e sicurezza anche rispetto ai vaccini a m-Rna come Pfizer e Moderna». E poi c’è stato il ritiro del lotto ABV2856. «Sì, un solo lotto, che deve essere visto come una garanzia di maggiore sicurezza da parte degli enti regolatori. Anche perché non ci sono dati che indichino una correlazione causale con eventi tromboembolici. Anzi, l’incidenza di questi episodi, nella popolazione europea, è del 2 per mille, laddove in tre mesi su 5 milioni di vaccinazioni ci sono stati solo 30 casi. Paradossalmente è come se i dati numerici ci stessero dicendo che il vaccino è un fattore protettivo. Il ritiro è semplicemente un atto dovuto e in definitiva anche l’Ema ribadisce che i benefici superano ampiamente i rischi». Nessuna eccezione? «Solo se c’è un’elevata vulnerabilità dei pazienti può essere più indicato un altro tipo di vaccino, e sono i medici a individuare questi soggetti volta per volta». Detto questo, in tanti, venerdì, hanno preferito saltare il turno. Non temete un rallentamento della campagna vaccinale? «Sì certo, lo temiamo. Anche perché 4 o 5 anni fa accadde un fatto analogo con il vaccino influenzale, che portò a un calo sostanziale delle vaccinazioni. Poi gli studi dimostrarono che non c’era nessuna correlazione, ma comunque quell’anno si registrò un aumento di ricoveri e di accessi in Terapia intensiva a causa dell’influenza. E’ per questo che dobbiamo essere molto bravi nella comunicazione». Lei giustamente sottolinea l’aspetto della comunicazione, ma venerdì in tanti lamentavano proprio questo. Il fatto di non essere stati avvisati da nessuno del cambio di vaccino, e di non aver ricevuto spiegazioni. «Avremmo dovuto inviare sms a un migliaio di persone, molte delle quali si erano prenotate tramite famigliari e patronati, era impossibile avvertire tutti». Quando avete saputo che avreste avuto AstraZeneca e non Pfizer come previsto? «E’ stato abbastanza improvviso anche per noi. E comunque noi sappiamo che la campagna vaccinale procede in base alle disponibilità che abbiamo. Se per inconvenienti di qualsiasi tipo alcune dosi ritardano, abbiamo altre dosi. E soprattutto dobbiamo trovare degli accorgimenti». Uno di questi accorgimenti sono le liste di riserva, che a questo punto diventeranno sempre più necessarie. «Sì, ne abbiamo in tutti i punti vaccinali, perché non possiamo permetterci di sprecare delle dosi».