venerdì 21 Giugno 2024
Articoli 2021

Scorie nucleari

In Italia ci sono decine di centri che producono o costudiscono rifiuti radioattivi: le vecchie centrali nucleari di Trino Vercellese, Caorso, Latina, Garigliano ma anche istituti di ricerca, impianti di gestione di rifiuti industriali, centri di medicina nucleare.

Da anni ci si propone di sistemare definitivamente i rifiuti radioattivi in un deposito nazionale all’interno di costruzioni in calcestruzzo armato che dovrebbero essere coperti da una collina artificiale e impermeabile, così da impedire eventuali infiltrazioni d’acqua.

Sogin, la società di Stato incaricata dello smantellamento nucleare, ha selezionato 67 aree in 7 regioni, ma la strada per individuare quella più adatta a ospitare il deposito è impervia. Alcuni giorni fa alla Camera tutti i gruppi che appoggiano il governo hanno votato una mozione che propone nuovi stringenti criteri di compatibilità ambientale, alza il prezzo delle compensazioni economiche per il comune prescelto, punta su possibili autocandidature e soprattutto mira a prendere tempo.

Tempo che però l’Italia non ha più se è vero, come scrive Wired, che l’Italia si è vista rifiutare dalla Francia un trasferimento di 13 tonnellate di scorie dal deposito di Avogadro, in Piemonte, proprio per via dell’incertezza sulla costruzione del deposito nazionale.

L’Italia è l’unico paese europeo a non avere un deposito unico delle scorie nucleari, non sono le credenziali migliori per un paese che esercitando la presidenza del G20 potrebbe presto occuparsi dello sciagurato progetto giapponese di riversare nell’Oceano Pacifico l’acqua radioattiva usata per raffreddare i reattori di Fukushima.