mercoledì 29 Aprile 2026
Politica localeSanità/Salute

«Guardie mediche, il tempo è scaduto»

Appello del coordinatore Bucci a Regione e Asur: «Si può intervenire, le proposte ci sono. Superiamo l’impasse o crolla tutto»

di Benedetta IacomucciTempo scaduto per le guardie mediche. «Se non risolviamo l’impasse, a dicembre chiude tutto. E poiché la guardia medica è l’impalcatura su cui poggia tutta la medicina territoriale, se viene a mancare dovremo aspettarci un effetto domino sul 118, poi sul Pronto soccorso, poi su tutta la sanità». Parole dure quelle del dottor Gregorio Bucci, coordinatore della Guardia medica di Pesaro nonché vicesegretario provinciale Fimmg per la continuità assistenziale.Dottor Bucci a che punto siamo?«Siamo a uno stallo, e non ce lo possiamo permettere. Mi appello alla politica e all’Asur perché superino questa impasse».Mancano i medici.«Sì, ed è un problema che ci trascineremo fino al 2026, a causa di una errata programmazione: non c’è stato un adeguamento rispetto ai pensionamenti, né come borse di medicina, né come posti all’università». Perché la data del 2026? «Perché i pensionamenti a cui andremo incontro nei prossimi 5 anni faranno sì che le carenze saranno sempre più marcate. Fino a quando dal 2026 il continuo laurearsi di medici inizierà a mitigare questa situazione. Ma abbiamo di fronte 5 o 6 anni di gravissima carenza». Restano 5 medici su 28. «E’ vero, ma bisogna chiarire bene. Non sono 23 i medici che hanno lasciato per seguire corsi di specialità. Sono 11. Altri tre avevano un problema di incompatibilità con il contratto di medicina generale: i corsisti non possono fare le guardie, invece chi ha finito può mantenere il ruolo a patto che abbia meno di 650 pazienti. Cosa che riguarda altri due di noi. E poi c’è il burn out, ovvero l’esaurimento fisico che riguarda 2/3 colleghi che fanno anche cure intermedie a Fossombrone o Galantara».La Regione sarà al corrente.«E’ tutto scritto nelle nostre lettere di dimissioni, presentate il primo di ottobre, dopo che la questione era stata fatta presente già a giugno. E a settembre avevamo fatto delle proproste rimaste lettera morta fino a novembre, quando il bubbone era già esploso».Cosa proponevate? «Le proposte del sindacato erano di carattere generale e organizzativo: revisione di massimali di pazienti per poter tenere il doppio incarico, correzione dell’onorario… Si tratta di 23 euro lordi, alla fine sono 16/17. L’idraulico ieri me ne ha chiesti di più, con tutto il rispetto. Siamo la regione con la peggior qualità del lavoro. In Romagna, dove molti alla fine vanno, per lo stesso lavoro c’è una differenza di 500-600 euro al mese». Quindi le vostre erano lettere di dimissioni condizionate.«Sì. Almeno 10-12 sarebbero rimasti se fossero stati presi provvedimenti tali da consentire la prosecuzione del rapporto. Se siamo in 16 invece che 5 qualcosa in più lo possiamo fare, ma loro ci dicono che dobbiamo fare le stesse cose che prima facevamo in 28. Non è possibile. Siamo arrivati a proporre a Regione e Asur soluzioni con riferimenti amministratovi e normativi specifici. Insomma, abbiamo già fatto noi tutto il lavoro, manca la volontà di procedere». La Regione non risponde?«A parole, ci hanno promesso dei ristori. Nient’altro».Lei continua a lavorare in guardia medica. Com’è?«A novembre ho fatto una notte: ero l’unico medico per 140mila. Non mi sono fermato un secondo dalle 8 di sera alle 5.15 della mattina. Il distretto di Pesaro ha 33mila accessi l’anno, più di Milano città».L’Ordine dei medici aveva trovato tre colleghi disponibili.«Sì, ma mettetevi nei panni di un neolaureato, che si trova a fare le notti da solo e a gestire una mole del genere aggravata dal Covid. La loro disponibilità è preziosa, ma cerchiamo di non far fuggire i medici che ci sono. Abbiamo fatto un lavoro certosino con proposte chiare e fattibili: ci dicano qualcosa».