martedì 25 Giugno 2024
Politica locale

Gli allarmi del presidente Anpi «Attenti al fascismo che striscia»

Francesco Del Bianco, presidente dell’Anpi di Pesaro, ma è vero che il fascismo esiste ancora o sono tutte chiacchiere al vento?«Io ho una piccola Bibbia di poche pagine che è quella scritta da Umberto Eco sul fascismo eterno e che ci mette in guardia: il fascismo sempre presente non è quello del braccio dell’oca e del braccio teso, quello si capisce in pochi secondi, ma c’è un fascismo strisciante, quello del “prima agire e poi pensare“. E poi la diffidenza verso il diverso, verso il confronto, il non fare un passo indietro per accogliere tutti: questi sono fascismi presenti in agende politiche molto attuali e di successo e non solo di destra. La cosa più semplice da fare è dare risposte semplici a problemi complessi: così non risolvi il problema ma fai vedere che ci stai pensando e prendi consensi sulla pelle di minoranze». Chi sono le vittime del pensiero fascista moderno?«I poveri, i diversi, gli immigrati, le persone lgtb, le donne ad esempio: quando ti fai una idea di cosa debba fare una donna come genere e non come persona, fai violenza. Imposizioni sociali a scelte individuali sono fasciste, provengano esse da centro, sinistra o destra. Senza parlare delle minoranze che non sono solo gli altri, ma siamo anche noi come giovani, disoccupati o diversi, bisognosi di risposte vere, non di etichette o imposizioni»Insomma l’accezione tradizionale di fascista è superata?«Il fascista con braccio teso e mostrine il più delle volte dà problemi di ordine pubblico e aggredisce, ma la lotta all’antifascismo va oltre. Va contrastato il pensare fascista»A Pesaro vede forme di fascismo?«Tolto il fatto che ci sono persone più meno fasciste, io vedo una città tranquilla, non ci sono gruppi o tendenze pericolose. Diciamo che a parte qualche atto vandalico, come quello alla scuola Anna Frank per esempio, non vedo tracce di fascismi»Lei ha avuto nella sua famiglia un partigiano, vero?«Sì, mio nonno Elmo ha fatto esperienza partigiana, politica e sindacale e io la Resistenza ho iniziato a conoscerla nei suoi racconti mai sbandierati, ma sussurrati. Sono pochi i partigiani che vanno in giro a raccontare, sono tutti molto riservati. Mio nonno ha detto poco sulla Resistenza»E cosa le ha raccontato?«Potrei citare due episodi significativi. Uno quando dovevano andare a ritirare armi dagli inglesi che arrivavano con le fortezze volanti, ma il loro aereo fu colpito e stava per cadere addosso ai partigiani. Un’altra volta mio nonno si trovava in pattuglia nei dintorni di Urbino assieme ad altri due giovani partigiani, imbracciando mitragliette, quando incontrano una pattuglia tedesca anch’essi molto giovani e armati. Si incrociano, si guardano, entrambi i gruppi sono armati ma iniziano a chiacchierare, parlano della bella giornata e poi se ne vanno ognuno per la propria strada. Avevamo capito entrambi da che parti stavano, avrebbero dovuto spararsi e morire in sei sul piazzale e hanno deciso che invece non era il giorno. Ricordo la frase di mio nonno: “Erano tre ragazzi molto belli“. Una frase piena di umanità. Prima del nemico c’è l’essere umano. Come dice la canzone “La guerra di Piero“: “che aveva il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore»…Come festeggerà il 25 aprile?«In tante piazze: a Pesaro, a Borgo dove faremo mostra, pranzo con Arci, poi deporremo rose ai luoghi delle partigiane: ai giardini Sparta Trivella, a Villa San Martino, e nel giardino di Novilara in ricordo di Teresa Menghi mamma di partigiani ammazzata»Davide Eusebi