martedì 25 Giugno 2024
Politica locale

«Sei una comunista. E attenta, io conosco i Casamonica»

L’avrebbe invitata a votare Lega alle ultime comunali, ma al suo rifiuto, la replica sarebbe stata: «Sei una comunista, non sei benvenuta nella mia società». Un’avversione contro quelli di «sinistra» ribadita anche sulla chat aziendale, in cui le ha intimato di «autocensurarsi». Ma oltre alla discriminazione politica, anche quella sessuale con frasi del tipo «le donne dovevano essere deportate come gli ebrei o dovevano stare a casa a lavare le mutande». Fino ad arrivare a minacciarla di non contraddirlo perché lui conosceva «il clan dei Casamonica». E queste sono solo alcune delle accuse contenute nella denuncia di una ex dipendente contro il suo datore di lavoro, Alessandro Minuz, 53 anni, residente a Pesaro, titolare di una società di materiali per l’edilizia a Montelabbate. Accuse sfociate su due fronti giudiziari. Civile, con la vertenza di lavoro. E penale, con l’imprenditore finito sul banco degli imputati. Nella richiesta di rinvio a giudizio, la procura ha ipotizzato che i fatti possano essere inquadrati sia come maltrattamenti che stalking. Sarà il giudice a scegliere. La presunta vittima, all’epoca 25enne, non si è costituita parte civile: il 53enne l’ha risarcita pagandole 16mila e 500 euro. Alla prossima udienza sarà però ascoltata in aula (assistita dal suo avvocato Andrea Casula). Secondo l’accusa, quei maltrattamenti sarebbero andati avanti dal 2019 al 2021. La giovane ha riferito che era stata appena assunta quando, in occasione delle amministrative, il datore di lavoro le avrebbe intimato di votare Lega. Lei aveva rifiutato. E lui aveva fatto capire in modo chiaro di non gradire il suo orientamento politico. «Invito ufficialmente – aveva scritto nella chat aziendale – in modo democratico ad evitare qualsiasi pensiero, opinione o posizione tendenzialmente a sinistra» Poi rivolto alla vittima: «Ti invito all’autocensura. La mia è un’azienda a carattere democratico-dittatoriale». A detta della dipendente, lui l’avrebbe anche sfruttata economicamente, «inquadrandola come apprendista anche se non ne aveva i requisiti, obbligandola a lavorare oltre l’orario, a rendersi reperibile a ogni ora del giorno, a lavorare anche durante la malattia». A gennaio 2020, la 25enne si era infortunata al di fuori dell’azienda, fratturandosi tre vertebre e lui avrebbe preteso la prestazione a domicilio. «Ti do 20mila euro se rassegni le dimissioni telematiche» le avrebbe offerto. Poi arriva a licenziarla, accusandola di aver divulgato segreti aziendali perché era amica di rappresentati delle imprese concorrenti. A tutto questo, si sarebbero aggiunte quelle offese misogine. Ma dopo due anni, la ragazza ha deciso di denunciare quello che avrebbe subito. Accuse che l’imprenditore, difeso dall’avvocato Marco Defendini, respinge.