sabato 5 Settembre 2026
Articoli 2026Centrale

L’Europa brucia e si prosciuga

L’Europa si sta scaldando a una velocità che non possiamo più considerare una semplice evidenza scientifica. Il cambiamento climatico è ormai entrato nella nostra vita quotidiana: condiziona la salute, l’economia, l’agricoltura, la disponibilità d’acqua e, sempre più spesso, provoca morti.

L’estate 2026 lo ha dimostrato con particolare evidenza. Già dalla seconda metà di maggio l’Europa occidentale è stata investita da ondate di calore eccezionali, proseguite nei mesi successivi. Giugno è stato il mese più caldo mai registrato nell’Europa occidentale e, considerando insieme giugno e luglio, si è raggiunto il valore più elevato mai osservato. In molte aree di Francia, Spagna, Germania, Italia, Regno Unito e altri Paesi sono stati infranti record di temperatura.

Ma dietro i record meteorologici ci sono conseguenze molto concrete. Ci sono anziani e persone fragili che muoiono, sistemi sanitari messi sotto pressione, lavoratori costretti a operare in condizioni sempre più difficili. Secondo una stima di Triodos Bank, circa 25.000 persone sono morte quest’estate in Europa a causa del caldo. Nella sola ondata di calore tra il 22 e il 28 giugno, la stima delle morti legate al caldo in Francia, Germania, Spagna e Italia è stata di circa 20.400 persone.

E il caldo non arriva da solo. Arriva insieme alla siccità, che rende il terreno più arido, prosciuga la vegetazione e aumenta il rischio di incendi. Nel 2026 centinaia di migliaia di ettari sono già andati in fumo nell’Unione europea. I grandi fiumi europei hanno raggiunto livelli eccezionalmente bassi, mettendo in difficoltà agricoltura, produzione energetica, trasporto delle merci e attività economiche. Le condizioni calde e secche, inoltre, alimentano un circolo vizioso: meno acqua nel terreno significa meno evaporazione e quindi meno capacità naturale di raffreddare l’ambiente, favorendo ulteriore aumento delle temperature e la propagazione degli incendi.

La crisi climatica, dunque, è anche una crisi economica. Il caldo riduce la produttività del lavoro, danneggia i raccolti, aumenta i prezzi degli alimenti, mette sotto pressione la produzione di energia e rende più difficili i trasporti. Secondo Triodos Bank, gli eventi estremi dell’estate 2026 potrebbero ridurre di circa l’1% il PIL dell’Unione europea, pari a circa 180 miliardi di euro: una cifra sufficiente a cancellare, di fatto, la crescita economica prevista per l’anno.

E allora la domanda non è più se il cambiamento climatico ci riguardi. Ci riguarda già.
La vera domanda è se siamo pronti ad affrontarlo.
La risposta, oggi, è ancora negativa. L’Europa deve contemporaneamente adattarsi a un clima che è già cambiato e intervenire sulle cause che stanno alimentando il cambiamento. Significa ripensare le città, la gestione dell’acqua, l’agricoltura, le infrastrutture, il lavoro e i sistemi energetici. Ma significa soprattutto accelerare la riduzione delle emissioni e la transizione verso un’economia libera dai combustibili fossili.
Perché l’alternativa non è scegliere tra crescita economica e tutela dell’ambiente.
È capire che, senza un ambiente vivibile, anche la nostra economia, la nostra salute e il nostro modello sociale diventano insostenibili.
Il clima non ci sta più mandando segnali. Ci sta presentando il conto.