giovedì 30 Aprile 2026
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1,25 per mille

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Dopo appena cinque anni
Tremonti smentisce se stesso tagliando drasticamente il 5 per mille,
la cui copertura passa da 400 a 100 milioni. Da un giorno all’altro
si passa quindi dal 5 per mille all’1,25 per mille!

Ricordo che il 5 per mille
rappresenta la possibilità per i contribuenti di destinare una quota
dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a favore di
determinati soggetti legati al no profit e ad attività con finalità
di interesse sociale. Ad oggi oltre 15 milioni di cittadini hanno
usufruito ogni anno dell’opportunità di destinare questi fondi alle
organizzazioni no profit impegnate nell’assistenza, nella promozione
culturale, nella ricerca scientifica.
Era il febbraio 2005
quando Giulio Tremonti, anche allora ministro dell’Economia, dalle
pagine del settimanale “Vita” presentava il 5 per mille come “una
rivoluzione fiscale”: “Il terzo settore è l’unica speranza
per produrre, con costi limitati, ma con effetti moltiplicatori quasi
illimitati, la massa crescente di servizi sociali di cui abbiamo (e
avremo) sempre più bisogno. Valorizzare concretamente il terzo
settore non è quindi un costo per lo Stato ma un investimento
”.

A quanto pare per Tremonti
tutto questo oggi non vale più, in barba anche al fatto che in ben
12 Paesi europei il 5 per mille è diventato una legge fiscale dello
Stato.
E tutto questo, in Italia,
per racimolare soldi… dobbiamo essere proprio messi male!!!

Andrea Olivero, portavoce
del Forum del Terzo Settore, ha affermato: “E’ una scelta
grave e pericolosa. Grave perché in aperta contraddizione con quanto
dichiarato dal Governo, che da un lato non perde occasione di lodare
il volontariato e il terzo settore, dall’altro cancella l’unico
strumento di sostegno alle sue attività, in barba ad ogni principio
di sussidiarietà. Pericolosa perché riduce il sostegno a un
soggetto capace di mobilitare a sua volta risorse umane ed economiche
importanti e il cui ruolo è cruciale per ricostruire coesione e
inclusione sociale nonché sostenere le persone più colpite dalla
crisi. Così si tradisce la libera scelta dei contribuenti italiani
”.

Non è un bel momento per
il Governo italiano… ma neanche per il nostro Paese.