venerdì 24 Maggio 2024
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Alla ricerca di acqua e cibo

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E’ stato proclamato lo
stato di carestia nelle regioni somale di Bakool e Basso Shabelle. Si
tratta della peggior siccità degli ultimi 50 anni nell’area africana
che coinvolge anche Kenya, Etiopia, Gibuti e parte dell’Uganda.

Lo stato di carestia è
stato proclamato dall’Onu (il livello più alto dell’emergenza
alimentare), non accadeva da 20 anni. D’altronde la situazione è
veramente disperata: 350 mila persone ne sono direttamente colpite e
i morti degli ultimi mesi sono già decine di migliaia.
Lo stesso Ban Ki-moon,
segretario dell’Onu, ha affermato che in Somalia, il paese più
minacciato dalla carestia nel Corno d’Africa, sono 3,7 milioni le
persone in situazione di crisi, l’esatta metà di tutta la
popolazione somala.
Nel
complesso la siccità nel Corno d’Africa colpisce almeno 12 milioni
di persone.

In
Somalia diversi fattori hanno contribuito a rendere la situazione
particolarmente grave:

  1. una
    guerra ventennale che ha creato una delle maggiori popolazioni di
    profughi del mondo;

  2. la
    peggiore siccità degli ultimi sessant’anni che ha fatto precipitare
    la produzione agricola. Dalla Somalia in migliaia ogni giorno stanno
    cercando di fuggire alla fame per rifugiarsi in campi profughi in
    Kenya e Etiopia, paesi a loro volta investiti dalla carestia. Ci
    sono famiglie o donne somale che camminano per decine di giorni,
    spesso senza mangiare, spesso vedendo morire i figli più piccoli;

  3. l’aumento
    dei prezzi dei generi alimentari rende costose le provviste;

  4. la
    crisi economica mondiale ha fatto diminuire i fondi destinati alle
    organizzazioni umanitarie.

L’Unicef
ha stimato che la carestia ha già creato un tasso di mortalità tra
i bambini (le prime vittime della carestia) dell’86% nelle regioni
centro-meridionali della Somalia. Un bambino su nove muore prima di
compiere 1 anno e uno su sei prima dei 5 anni.

Il
Segretario dell’Onu in questi giorni ha rivolto un appello ai tutti i
Paesi per raccogliere fondi per l’emergenza. Servirebbero almeno 1,6
miliardi di dollari.
I
Paesi sviluppati e i loro cittadini, alle prese con la crisi
economica, si accorgeranno di questa emergenza?