Disparità tra ricchi e poveri in Italia

Secondo i dati diffusi
dalla Banca centrale, la distribuzione della ricchezza in Italia è
molto squilibrata: il 10 per cento delle famiglie possiede il 45 per
cento della ricchezza, mentre c’è un 50 per cento delle famiglie
che in totale arriva a mettere insieme il 10 per cento della
ricchezza totale.
Uno squilibrio evidente
quello che vede molte famiglie detenere livelli modesti o nulli di
ricchezza, mentre all’opposto poche dispongono di una ricchezza
elevata. Squilibrio ancora più evidente se si analizzano i dati
assoluti: la ricchezza netta dei 24 milioni di famiglie italiane è
di 8.600 miliardi. Questo significa che, in media, ogni famiglia
possiede un patrimonio di 358.000 euro: una cifra alta, anche
superiore a quella degli Stati Uniti. Ma analizzando la distribuzione
si comprende la disuguaglianza in Italia:dividendo
il 44 per cento del patrimonio per il 10 per cento delle famiglie, si
ottiene una media per famiglia di oltre un milione e mezzo di euro.
La metà delle famiglie italiane, invece, ha un patrimonio medio di
poco più di 70mila euro. Non stiamo parlando di reddito, ma di
patrimonio: case, terreni, beni intestati.E
se gli italiani conservano comunque un patrimonio “competitivo” è
grazie soprattutto alle scelte di investimento abituali: il 62 per
cento della ricchezza è distribuita in “attività reali”, e tra
queste l’82 per cento sono costituite da case di proprietà.
I dati sulla ricchezza
delle famiglie italiane sono drammaticamente eloquenti:
un’insostenibile disuguaglianza, una distribuzione tra le più
inique delle economie sviluppate e che frena la crescita.
Il Governo Berlusconi è
impegnato in una “macelleria sociale” che taglia i servizi ai
cittadini, mentre a mio avviso occorrerebbe guardare a quel 10 per
cento di famiglie ricche. È a loro che deve essere chiesto un
contributo di solidarietà provvisorio, una sorta di tassa
patrimoniale una tantum, che permetta di raccogliere 10 miliardi di
euro con cui far fronte ai bisogni più impellenti (per esempio
l’istruzione, la ricerca, la benzina per le auto degli agenti, gli
ammortizzatori sociali), in attesa che a Roma ci si decida a
procedere sui bilanci dello Stato utilizzando non la scure, ma il
bisturi e la lente d’ingrandimento.
