giovedì 30 Aprile 2026
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Habemus referendum

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Otto
Regioni hanno già detto sì ai referendum promossi dal Coordinamento
Nazionale NO TRIV contro le estrazioni petrolifere in mare e su
terraferma e in favore della democrazia.

Basilicata,
Puglia, Marche, Molise, Sardegna, Abruzzo, Veneto e Calabria hanno
deliberato a riguardo all’unanimità o a maggioranza assoluta.

E
altre regioni potrebbero aggiungersi fino a martedì 29: in
particolare, devono ancora esprimersi Campania e Liguria. Annunciato
ma non pervenuto, invece, il voto favorevole dell’assemblea
regionale siciliana. Ago della bilancia, il voto contrario di quasi
tutti i parlamentari siciliani del Pd.

Come
previsto dalla Costituzione, a seguito della richiesta di referendum
abrogativi da parte di 5 o più Regioni, il 30 settembre si procederà
al deposito della richiesta referendaria presso la Corte di
Cassazione da parte dei delegati regionali eletti dai rispettivi
Consigli. In ottobre inizierà il controllo dell’Ufficio centrale
sulla regolarità dei referendum. Poi toccherà alla Corte
costituzionale pronunciarsi con sentenza entro il 10 febbraio. A quel
punto il Presidente della Repubblica potrà indire formalmente il
referendum in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno
2016.

I
referendum abrogativi riguardano norme che consentono le estrazioni
petrolifere in mare, alcune disposizioni dello Sblocca Italia sui
procedimenti per il rilascio dei titoli minerari nonché altre norme
che tolgono voce e decisione ai cittadini ed agli enti locali sulle
politiche energetiche che riguardano i loro territori. Se coronati da
successo, porranno in modo definitivo la parola “fine” ad ogni
tipo di marcia indietro da parte del Governo sul divieto di attività
estrattive entro il limite delle 12 miglia.

Come
dichiara il Coordinamento Nazionale No Triv: “Si tratta di
un’iniziativa nata dal basso, che ha visto grandi mobilitazioni di
piazza, l’attivazione di oltre 200 associazioni, organizzazioni e
movimenti e di decine e decine di personalità del mondo culturale,
accademico, politico, artistico e che sta via via convincendo sempre
più organizzazioni sociali e politiche che vedono in un modello di
sviluppo sostenibile la via per uscire dalla crisi ambientale ed
economica. A fronte dei mutamenti climatici in atto è infatti
anacronistico favorire le energie fossili, che ne sono la causa
principale, anziché puntare sulle rinnovabili che oltre ad essere
gratuite, potrebbero creare centinaia di migliaia di posti di
lavoro
”.

Secondo
molti osservatori non è detto che dopo il deposito dei quesiti il
referendum verrà indetto: è più probabile che il governo, spinto
dalla mobilitazione di Regioni e associazioni, decida di intervenire
sulle norme in questione evitando così la consultazione. Un primo
segnale è arrivato ieri dal presidente della Commissione Ambiente
della Camera Ermete Realacci. Su Facebook il deputato Pd ha spiegato
che con il prezzo del petrolio sotto i 50 euro non ha senso cercarlo
nei nostri mari. “La cosa migliore è proporre una moratoria e
mi auguro che il governo lo faccia
”.

Il
Coordinamento No Triv nel mese di ottobre inviterà tutti i cittadini
e le organizzazioni interessate, a partire dalle 200 organizzazioni
che si sono raccolte attorno a questa iniziativa, ad una Assemblea
Nazionale per costruire un comitato referendario aperto e inclusivo
che possa portare la maggioranza degli italiani a votare.

Ora
ci attende un compito importante: mobilitare i cittadini al
referendum. Sarà un voto per rifiutare il ricatto che le attività
petrolifere comportano. Tali attività rappresentano infatti un grave
attacco ai beni comuni, ad ampi settori ed attività economiche come
il turismo, l’agricoltura e la pesca, alla possibilità di
valorizzare e tutelare le falde acquifere, le filiere alimentari, la
salute umana. Attraverso una costante iniziativa separata ed
antidemocratica messa in campo dai potentati lobbystici delle
multinazionali, viene portata avanti un’azione volta anche a minare
ed a svuotare ulteriormente i poteri concorrenti e la stessa
autonomia degli Enti territoriali, riscrivendo il titolo V della
Costituzione .

Oltre
a fermare circa 50 progetti in Italia, questo referendum servirà
anche a dare un segnale politico forte al Governo centrale, che serva
ad aprire una consultazione transfrontaliera con quei paesi che
stanno accelerando le procedure per le concessioni petrolifere nel
Mediterraneo.

Non
solo l’Italia, ma l’area del Mediterraneo, l’intera Europa, tutti
i Paesi del globo, specialmente nell’anno della COP21 per Parigi
sui cambiamenti climatici, necessitano di una radicale svolta
nell’individuazione di una strada comune per oltrepassare l’era
del fossile ed imboccare la prospettiva della pratica e della ricerca
concreta per la produzione condivisa e responsabile di energia da
rinnovabile pulito.

Sul
referendum sono consultabili
alcune
precisazioni del prof. Enzo Di Salvatore, rappresentante del
Coordinamento Nazionale No Triv
.

Un pensiero su “Habemus referendum

  • Francesco Montanari

    Referendum no triv
    Il numero delle regioni sale a DIECI. Questa mattina anche la Campania e la Liguria hanno detto sì. La prima all’unanimità, la seconda con 22 voti su 30 (astenuto il PD).

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