lunedì 15 Aprile 2024
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Crisi: un diverso Governo

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I
dati diffusi ad agosto sul Pil di Francia e Germania restituiscono un
po’ di ottimismo per il futuro dell’economia mondiale.

Anche
se con una crescita minima, il dato del +0,3% fa pensare che “il
peggio è passato”.
Mario
Draghi, Governatore di Bankitalia, ha infatti confermato in questi
giorni che “La crisi economica e finanziaria che ha colpito
l’economia mondiale negli scorsi due anni sta gradualmente
rientrando
”e “anche sulla nostra economia l’impatto più
duro si sta attenuando
”.

Ma
nessuno, e qui bisogna fare attenzione, sta parlando di una reale
uscita dalla crisi.
Qualche
giorno fa il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude
Trichet, ha dichiarato: “anche se stiamo uscendo dal periodo di
caduta libera, siamo ancora in un periodo di contrazione
dell’attività economica
”.
Inoltre
lo stesso Mario Draghi, dopo aver accennato al miglioramento, ha
affermato: “Non poche imprese, soprattutto quelle più esposte
verso gli intermediari finanziari, che avevano avviato prima della
crisi una promettente ristrutturazione, colte a metà del guado dal
crollo della domanda, potrebbero veder frustrato il loro sforzo di
adeguamento organizzativo, tecnologico, di mercato; rischiano la
stessa sopravvivenza
”.
Insomma
ancora tempi duri per l’industria, le borse e le banche.

Il
futuro dei Paesi si giocherà sulle due sfide più importanti:
l’occupazionee i conti
pubblici.

Per
quel che riguarda l’occupazione, in Europa come negli Stati Uniti,
tutte le analisi economiche ammettono che il peggio deve ancora
arrivare e che la soglia del 10 per cento dei disoccupati sarà
verosimilmente superata entro la fine del 2009, con tutte le
conseguenze sociali e le ricadute sul livello dei consumi che questo
comporterà.
Non
si fa fatica a notare che in Italia il livello di tutela
dell’occupazione è inferiore a quello che caratterizza gli altri
paesi industrializzati. Quando si parla di crisi in Italia, infatti,
non si può prescindere da un dato: il governo Berlusconi è stato
l’unico a contrastare la crisi con una manovra inferiore, e non di
poco, all’1% del Pil: le misure anticrisi messe in campo da
Tremonti raggiungono appena lo 0,2%. Lo ha ribadito in questi giorni
il Fondo Monetario Internazionale.
Tremonti, ministro
dell’Economia, si è sempre giustificato dicendo “non ci sono
soldi
”. Ma questa affermazione non è conciliabile con lescelte del governo in materia di evasione fiscale.
Oggi
servirebbero più tasse sulle rendite finanziarie, per reperire
risorse da investire su industria e lavoro, e la lotta all’evasione
fiscale non dovrebbe essere solo uno strumento di equità sociale.
Sarebbe
necessaria la “tracciabilità dei pagamenti”, che permetterebbe
di recuperare quei 100 miliardi che ogni anno l’evasione toglie
alla scuola, alla ricerca e allo sviluppo.

Sempre
Mario Draghi ha ricordato che “qualunque sia l’esito dei
dibattito non sarà possibile tornare, una volta passata la tempesta,
alla normalità di prima perché la crisi ha svelato traumaticamente
i limiti del modello di governo delle economie che ha accompagnato la
crescita mondiale negli ultimi anni
”. Un’affermazione condivisa
da tutti gli economisti.
Penso
che sarebbe un buon inizio, per la “nuova economia”, una seria
politica di lotta all’evasione fiscale.
Ma
per fare questo probabilmente ci vuole un diverso Governo.