giovedì 14 Maggio 2026
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Comune sostenibile

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Nel
sito “informazionesenzafiltro” ho scovato un articolo che credo
molto interessante e che riporto di seguito.

Vi
si racconta la storia del comune di Ponte nelle Alpi, a ridosso delle
Alpi bellunesi, che con i suoi 8500 abitanti in un paio di anni ha
cambiato la propria strategia ambientale, arrivando ad essere uno dei
comuni più “sostenibili” a livello nazionale.

Quello
di Ponte nelle Alpi potrebbe essere un modello praticabile anche dai
nostri comuni? Vediamo se riusciamo ad aprire in merito una
discussione.

Apparentemente,
un normale paese di montagna, con segni di neve agli angoli delle
strade, l’aria tagliente sul viso, scampoli di conversazione in un
dialetto aspro, ricco di consonanti, come i cognomi di queste parti.

Qualche
indizio mette sull’avviso, per esempio le piazzole di sosta color
rosa, sparse nel territorio. Sono parcheggi comodi per donne incinte,
segnalati dal cartello ‘Chi aspetta ha più bisogno di te’. Ci
troviamo infatti in un centro pluripremiato a livello nazionale come
esempio di sostenibilità.

In
appena due anni, Ponte nelle Alpi ha raggiunto quasi il 90% di
raccolta differenziata e, grazie ai soldi risparmiati per lo
smaltimento in discarica, ha tagliato il 15% dei costi di gestione
del servizio rifiuti, creato cinque posti di lavoro, allestito un
servizio porta a porta favorendo le fasce deboli con misure
personalizzate.

Sul
piano energetico, ha ridotto del 30% i costi dell’illuminazione
pubblica, dotato le aule di sensori che regolano le lampade in modo
progressivo ‘leggendo’ la luce ambientale, reso autosufficiente dal
punto di vista dell’elettricità la scuola media convertita al
fotovoltaico.

E
ancora: il Comune ha erogato contributi alle aziende agricole che
recuperano l’acqua piovana e messo a disposizione un servizio
gratuito di trasporto per gli anziani, dalle frazioni al centro.
Un
piccolo miracolo che l’assessore all’ambiente, Ezio Orzes, riassume
cosi: «progettare stili di vita più’ felici, cercando di
ricostruire un’idea di futuro desiderabile per il nostro territorio».

Tutto
ha avuto inizio alla fine degli anni Novanta, quando fece capolino il
progetto della Provincia di costruire una mega discarica a Ponte
nelle Alpi. Buona parte della popolazione si schiero’ contro. Uno dei
‘capi’ della protesta, Ezio Orzes, entro’ in politica e divenne
assessore comunale all’ambiente, delega riconfermata all’indomani
delle elezioni 2009.

«L’impegno
politico della nostra lista civica» racconta «e’ nato come
conseguenza di quella opposizione: dopo dei no pesanti, volevamo
porre dei si costruttivi. Per inciso, la discarica non e’ stata
fatta, e non solo perché era un progetto calato dall’alto, ma
essenzialmente perché non considerava possibili alternative».

L’Amministrazione
ha pensato bene di auto organizzarsi lo smaltimento, introducendo la
differenziazione e la raccolta porta a porta per le 4 tipologie di
rifiuto più frequenti e la possibilità di conferirne altre 28,
gratuitamente, all’ecocentro. Ha deciso di gestire tutto il processo
internamente, creando una s.r.l. pubblica, Ponte Servizi. In sei mesi
la società ha ristrutturato la propria sede, acquistato mezzi e
bidoni, consegnato a tutte le utenze i materiali per la raccolta
differenziata, effettuato una campagna informativa coi cittadini e
ogni classe scolastica, aperto l’ecocentro e avviato il servizio.

«La
percentuale di rifiuti differenziati» annota Orzes «e’ passata dal
23,7% all’82,3%, e nel 2009 il dato si aggira sull’89% includendo il
compostaggio domestico. I rifiuti portati in discarica sono diminuiti
da 2.938 tonnellate a 334, e di conseguenza i costi da 457 mila euro
a 56 mila (lo smaltimento del secco incideva per il 57% sul costo del
servizio). La spesa complessiva, nonostante un servizio più
capillare e il doppio di addetti, e’ scesa dai 950 mila euro del 2007
agli 839 mila del 2008, agli 800 mila del 2009. Abbiamo favorito i
cittadini virtuosi: chi produce meno rifiuto secco, paga meno in
bolletta, dal 10% al 40%».

Raggiunto
il grosso del risultato, si e’ cominciato a cesellare. «Uno studio
sulla composizione del nostro rifiuto indifferenziato ha rivelato che
il 40% di esso era costituito da plastiche sporche. Abbiamo studiato
una soluzione assieme al Centro riciclo di Vedelago e il risultato e’
che oggi quella plastica, trattata termicamente e ridotta in sabbia
può essere ancora usata: per dirne una, nei dissuasori stradali».

Sistemati
i conti, si e’ cercato, nell’ottica della solidarietà, di andare
incontro ai soggetti in sofferenza: anziani indigenti, famiglie con
bambini piccoli, aziende in crisi. Ogni 15 giorni vengono raccolti
gratis a domicilio pannoloni e sacche da dialisi; per favorire
l’utilizzo di pannolini lavabili al posto di quelli usa e getta, il
Comune ha riconosciuto un contributo di 190 euro sui 300 necessari
per l’acquisto del kit (e’ il costo stimato, a bimbo, di tre anni di
pannolini da smaltire come rifiuto secco: i soldi, anziché’ alla
discarica, vengono dati alle famiglie); le aziende beneficiano della
raccolta gratuita del cartone e gli esercizi pubblici di quella del
vetro: sono gli scarti più ingombranti, che inciderebbero
sull’ammontare della tariffa. Infine, il Comune ha favorito
l’installazione di un distributore di latte crudo: prodotto fresco e
della zona, e 50 mila contenitori in meno all’anno nell’immondizia.

Passo
successivo ai rifiuti e’ stata l’energia. Negli edifici pubblici sono
stati introdotti impianti di luce con reattori elettronici,
tecnologia che consente di regolare l’illuminazione elettrica in
proporzione inversa alla quantità’ di luce che entra dall’esterno,
evitando zone d’ombra sui banchi e sprechi. In una classe elementare,
prototipo nazionale, la luce si accende automaticamente appena il
sensore percepisce un respiro, si regola compensando la luce naturale
e si spegne dopo alcuni minuti se non c’è nessuno nella stanza.

La
scuola media e’ stata dotata di pannelli fotovoltaici che a oggi
hanno prodotto 52.642 kWh, scongiurando l’emissione in atmosfera di
36.849 kg di anidride carbonica. Nella stessa scuola e nella
tensostruttura che funge da palestra sono stati montati recuperatori
di calore: ventilatori a soffitto, attivati da una sonda, che
spingono verso il basso il caldo, facendo spegnere i termostati al
raggiungimento della temperatura.
«Questo
semplice sistema» spiega Moreno Follin, responsabile del servizio
elettrico comunale «fa calare di un terzo il consumo del
riscaldamento.

Quanto
alle luci, utilizziamo lampade fluorescenti con una particolare
ottica messa a punto assieme alla ditta produttrice e una pellicola
realizzata apposta per noi dalla 3M per polverizzare la luce e quindi
ottenere l’effetto di illuminare in forma diffusa, pur con una
potenza ridotta. Nella palestra, infine, abbiamo previsto diversi
livelli di intensità della luce: quando si accende, e’ al 25%,
sufficiente per fare le pulizie e altre mansioni; per le partite, si
può alzare il livello».

L’illuminazione
stradale e’ stata rinnovata per meta’ dei 1.417 lampioni, applicando
un sistema di diffusione che convoglia la luce tutta verso il basso,
dove serve, ovviando alle abituali dispersioni: con l’energia che in
casa basta appena per il frigorifero, qui si rischiarano duecento
metri di strada. Inoltre, sono stati adottati corpi illuminanti a
basso consumo, che durano fino a dieci anni (e sono privi di
mercurio, potenzialmente inquinante). Si e’ passati dagli 82
euro/anno del costo di energia elettrica per punto luce agli attuali
38.

«La
politica e’ ossessionata dal problema del consenso.» osserva
l’assessore Orzes «Crediamo di aver dimostrato che i cittadini sono
più avanti dei politici e delle leggi nazionali. Si e’ verificata
una forte capacita’ di coesione della comunità, che si ritrova
attorno a processi in cui ognuno si riconosce perché ha messo
qualcosa di suo.

Intendiamo
proseguire su questa strada: stiamo lavorando per realizzare un
impianto a biogas che, partendo dal rifiuto organico (umido
domestico, reflui zootecnici, sfalci del bosco), produca in maniera
naturale l’energia termica con cui riscaldare la casa di riposo.
Quest’anno sarà avviato anche un sistema di riscaldamento per il
municipio e le scuole medie che utilizza scarti del legno. Parte in
questi giorni ‘PubblichEnergie’, progetto che vede Ponte nelle Alpi
capofila e coinvolti i Comuni bellunesi di Trichiana, Lentiai, Alano
di Piave.

L’obiettivo
e’ quello di dare strumenti ai cittadini che si propongono di
investire nel risparmio energetico e nella produzione di energia da
fonti rinnovabili. Il nostro Comune, aprendo uno sportello e
dedicando un funzionario, svolgerà attività informativa e di
garanzia rispetto alle tecnologie esistenti, all’esecuzione degli
interventi, all’accesso al credito».

Dritti
verso il futuro: la green economy abita già qui.