giovedì 25 Luglio 2024
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In viaggio verso il diritto: riflessioni di un partecipante al corso

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Un’occasione
di studio ed incontro offerta dall’Associazione Avvocato di strada
e dal Consiglio regionale delle Marche: questa la prima lettura che
ci si presenta rispetto ai tre giorni di corso-convegno a cui hanno
partecipato oltre 100 fra avvocati ed operatori dell’immigrazione
ad Ancona il 22, 23 e 29 gennaio alla Loggia dei Mercanti.

Seconda
lettura: un punto di ritorno a capo nel cammino delle politiche di
accoglienza e diritti a tre anni dalla campagna d’ascolto del
ministro Ferrero nell’ultimo governo di centro-sinistra, campagna
d’ascolto che per le Marche passò proprio in questo luogo: ma ne
riparleremo più avanti.

L’idea
di fornire dati, appunti e di conseguenza chiavi di lettura sulle
situazioni più tipiche che il fenomeno dell’immigrazione incontra,
sempre più faticosamente, nel suo cammino in Italia è già di per
sé garante del diritto, e di conseguenza sovvertitrice dello stato
di cose attuale.

A
partire dalla lezione di diritto costituzionale del professor Paolo
Bonetti del primo giorno, fino all’ultimo intervento di Nazzarena
Zorzella, coordinatrice della rivista Diritto, Immigrazione e
Cittadinanza dell’ASGI, sono stati enucleati efficacemente i passi
indietro fatti dalla normativa italiana seguendo un cammino
inversamente proporzionale all’aumento della presenza straniera ed
anche della sua inclusione nella nostra vita quotidiana. Senza volere
dare chiavi di lettura sociali né politche, è stato affermato che i
diritti di cittadinanza come quelli sociali stanno diminuendo,
attraverso passaggi contorti e contraddittori, quando il peso assunto
nella formazione del valore aggiunto regionale da parte
dell’artigianato (pari al 17,9%, primo posto nazionale), e
l’incremento demografico (l’8,3% dell’intera popolazione delle
Marche) è sempre più rilevante per i non italiani di nascita. “Non
ci sono paesi occidentali buoni e cattivi” sembra voler dire
Bonetti “sono le necessità di incremento demografico a spingere
verso decisioni più inclusive di altre, ed i modelli si modificano
secondo l’evoluzione storica. Bisogna però trovarli” . In tutte
le giornate si sono sviluppati argomenti riguardanti le Marche come
Ancona nel particolare.

Da
Sandra Magliulo, del Consiglio Italiano Rifugiati, ai numerosi
interventi del Tribunale dei minori, della Procura, della Polizia di
frontiera, della Commissione territoriale per la Protezione
internazionale di Bari, è venuto un quadro delle leggi
internazionali che stanno portando a far diminuire le richieste di
asilo, in presenza di maggiori sofferenze nei paesi di origine e in
assenza di una vera e propria legge italiana in merito nel nostro
paese. Al momento ci basiamo sull’attuazione della direttiva
2005/85/CE (norme minime ai fini del riconoscimento) ed alle sue
modifiche ed integrazioni del 2008. Sarebbe da aprire poi una
riflessione in merito alle possibili azioni di conforto a Polizia e
CIR da parte delle istituzioni locali di Ancona ( adibire un edificio
al porto per ospitare le azioni di riconoscimento-proposta di varie
associazioni che fanno capo alla Rete Migranti “Diritti Ora!”).
Resta il punto fermo di una legislazione internazionale di un’Europa
regolata dai trattati di Schengen e le direttive Bolkenstein, che
affermano l’esaltazione dei permessi di circolazione per le merci e
delle negazioni per le persone. Un passaggio veramente illuminante,
nei giorni in cui si sollecita la Memoria dell’Olocausto è la
ripresa delle ragioni che svilupparono la legislazione alla fine
della II guerra mondiale, con gli esodi dai territori giulii, da
quelli polacchi e dalla Germania. Quando ebbero termine gli
spostamenti di massa, agli stati-nazione fu affidato il compito di
fornire un diritto uguale per tutti, esuli, non esuli e residenti. La
Costituzione italiana fu redatta anche dagli esuli incolpati per
antifascismo e per razza, ma quanto affermato nel 1947 non è poi
sufficiente ad oggi, davanti alle grandi migrazioni causate dalle
guerre economiche della globalizzazione. Altri relatori hanno messo
in evidenza le incongruenze fra Testo Unico (1998), le successive
modifiche in senso securitario, ad esempio nel raddoppiare il tempo
di residenza nel nostro paese per avere diritto agli assegni sociali
o per potersi iscrivere nelle graduatorie dell’edilizia popolare.
Siamo di fronte ad evidenti violazioni della Costituzione, ( art. 2,
3 e 32), esemplificati da disparità nel trattamento di lavoro, di
salute, della “sacrosanta” indissolubilità del vincolo
familiare.

I
contrasti fra ciò che viene approfondito da giuristi ed operatori
delle frontiere da una parte, e le attestazioni di inclusione, la
creazione di anticorpi al razzismo ed agli sviluppi separati
dall’altra, balzano agli occhi nella giornata di sabato 23, con le
relazioni dal mondo del lavoro e sindacale, i monitoraggi che il
mondo accademico ha prodotto con l’aiuto di mediatori culturali ed
infine con gli interventi istituzionali.

E’
il momento di divaricare la forchetta, direbbero gli opinionisti
adusi alle tavole rotonde elettorali, fra una regione che approva una
legge a sostegno dei diritti e dell’integrazione dei cittadini
stranieri immigrati, assicurando l’accesso alla sanità pubblica e
diffondendone i presidi, una regione che ospita tornei di calcio
antirazzisti e manifestazioni per la costruzione della convivenza fra
quartieri, rimettendo in discussione modelli di convivenza che stanno
mostrando la corda con l’aiuto di tutti i colori, ed uno stato che
per i primi tre mesi di asilo non da assistenza sociale, che affida
al giudice di pace sentenze (sull’espulsione, sui rifugiati) in
assenza di contraddittorio e che pretende nei ricongiungimenti
familiari la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti
igienico sanitari, nonché di idoneità abitativa, accertati dai
competenti uffici comunali, magari a carico dell’affituario, mentre
permette sia agli italiani che ai migranti di abitare in case che
crollano.

In
mezzo alla distanza che appare incolmabile, la società: vediamono 3
esempi.

Gli
abitanti dei quartieri che accolgono i migranti a braccia aperte per
poter affittare le loro abitazioni ormai esauste, bisognose di
interventi, a prezzi da “pregio”, con quei guadagni prepararsi un
avvenire “migliore”, e poi protestano per la “promiscuità”
che porta chiasso e sporcizia.

Il
mondo dell’associazionismo e quello delle parrocchie che mettono in
discussione l’apartheid dei fatti, ed oltre a raccogliere indumenti
per i migranti costruiscono forme di mediazione che partono dalle
donne, attaccando frontalmente la separazione dei ruoli che isola
ancora di più gli immigrati.

I
giudici del TAR che emettono sentenze pilota sull’affidamento,
sulle richieste dei rifugiati, ma anche sulla possibilità dei
migranti residenti di partecipare ai concorsi pubblici, e magari di
vincerli.

Confrontando
questi tre esempi di società vorrei che noi, il movimento, i partiti
della sinistra, i sindacati, cercassimo di capire cosa è andato
indietro in questi tre anni; allora buttammo via una grande
occasione, di fare una legge che finalmente abrogasse la
Turco-Napolitano e la Bossi-Fini, che sciogliesse il vincolo fra
contratto di lavoro e permesso di soggiorno. Il governo cade a
primavera, la Amato-Ferrero rimase una proposta di legge. Dalla
sconfitta in tre anni siamo andati indietro come democrazia,
partecipazione degli immigrati e investimento nella società della
pace. Perché la parte della società che ha capito, non riesce a
pesare sull’altra, per farle capire che è necessario,
indispensabile, invertire questo mostruoso corso del tempo? Agli
organizzatori, posso solo dire grazie, anche perché un convegno di
per sé genera comunque riflessione, scambi di orizzonti e, perché
no, nuove amicizie nate davanti alle foto sull’immigrazione di
Andrea Polzoni. Ne vedremo delle altre.