giovedì 25 Luglio 2024
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Future ricchezze per i commercianti di morte

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Il
rapporto 2009 del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla
politica di importazione, esportazione e transito di armi italiane
evidenzia un vero e proprio boom del settore.

Tre
sono i principali dati che si ottengono dal rapporto:

  1. il
    boom dell’export;

  2. un
    flusso costante sui conti correnti delle banche che operano in
    Italia in appoggio alle industrie della difesa;

  3. la
    volontà decisa della lobby armiera e dell’esecutivo di mettere mano
    alla legge 185 del 1990, legge che fino a oggi ha regolamentato (e
    limitato) questo settore decisamente poco etico.

In
merito al primo punto è sufficiente evidenziare questo dato: una
crescita nel 2009 che supera il 60% rispetto al 2008 (escludendo i
progetti intergovernativi), con un export autorizzato di armi che
sfiora i 5 miliardi di euro (4.914.056.415,83 euro). Impressionante
l’escalation della vendita di armi italiane nel continente africano:
si va da un giro d’affari di poco più di 22 milioni nel 2006 ai 300
milioni del 2009. (
vedi
tabella
).

Per
quello che riguarda il secondo punto occorre notare che per il
secondo anno consecutivo non è stata pubblicata la tabella (né
parziale, né completa) che riporta le indicazioni delle singole
operazioni autorizzate dal ministero dell’Economia e delle Finanze
agli istituti di credito, relative all’esportazione di armi italiane
nel 2009. Una tabella significativa per tutte le associazioni della
società civile e per i singoli correntisti, perché consente loro di
poter verificare se agli annunci di una parte del mondo bancario di
abbandonare questo business corrispondono, poi, dei fatti concreti.

Il
terzo punto preoccupa decisamente di più. Il restyling della legge
185 del 1990 non preannuncia infatti nulla di buono. Decisamente
chiara l’intenzione della Presidenza del Consiglio dei Ministri
quando nel rapporto si legge: “necessità di aggiornare l’attuale
legge, salvaguardando rigorosamente i suoi principi, ma rendendola
più consona alle mutate esigenze del comparto per la difesa e la
sicurezza sia a livello istituzionale che industriale. È già stato
istituito un gruppo di lavoro con il compito di adeguare la normativa
al processo di trasformazione del mercato della difesa”.

Nuove
ricchezze in arrivo quindi per i commercianti di armi italiane!