Luci e ombre dello Start 2

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Stati
Uniti e Russia hanno firmato lo Start 2, il nuovo trattato sulle armi
atomiche che prevede, per entrambi i paesi, la riduzione del numero
delle testate nucleari strategiche da 2.200 a 1.550 e dei vettori di
lancio a 800.

L’accordo,
che deve però essere ratificato sia dal Senato Usa che dalla Duma
russa, sostituisce il precedente siglato da Mikhail Gorbaciov e
George Bush nel 1991.
Questo
nuovo trattato non limita il numero delle testate nucleari operative
nei due arsenali, ma solo le “testate nucleari dispiegate”, ossia
pronte al lancio su vettori strategici con gittata superiore ai 5.500
km: il tetto viene stabilito in 1.550 per parte, ma è in realtà
superiore poiché ciascun bombardiere pesante viene contato come una
singola testata anche se ne trasporta venti o più.
Siamo
quindi bel lontani dal disarmo nucleare!
Ciascuna
delle due parti non solo manterrà pronto al lancio un numero di
testate atomiche in grado di spazzare via la specie umana dalla
faccia della Terra, ma potrà continuare a potenziare
qualitativamente le proprie forze nucleari.

Il
documento firmato è meno coraggioso di quanto si sperasse, ma rimane
comunque un primo passo verso una politica nucleare meno folle.
Restano
tuttavia elementi di disaccordo, soprattutto riguardo ai piani di
Washington per lo scudo antimissile, che rendono tale accordo non del
tutto definitivo. Mosca, infatti, ha voluto aggiungere una
dichiarazione unilaterale, in cui avverte che si riserva il diritto
di abbandonare il patto se riterrà che la difesa anti-missilistica
statunitense creerà una minaccia ai suoi interessi. Ecco perché,
in contemporanea con la firma a Praga, il Cremlino ha diffuso un
comunicato per far sapere che considererà in vigore il trattato solo
se Washington ridimensionerà il proprio piano per lo scudo
antimissile.

Come
già scritto, questo è comunque un primo passo importante anche
perché arriva quattro giorni prima che il presidente Usa accolga a
Washington (12 e 13 aprile) un vertice sulla sicurezza nucleare con
47 Paesi, per garantire la sicurezza di tutti i materiali nucleari
del mondo nell’arco di quattro anni.

Obama
ha inoltre reso pubblica la nuova versione del Nuclear Posture
Review, che modifica la posizione di Washington sugli armamenti
nucleari. Innanzitutto limita i casi i cui gli Stati Uniti minacciano
di usare le armi atomiche. E stabilisce che la “funzione
fondamentale” di questi armamenti è scongiurare un attacco
nucleare contro Washington e i suoi alleati, escludendone l’uso
contro i paesi che non hanno armi atomiche anche se attaccano gli
Stati Uniti con armi non convenzionali. Ma c’è un’avvertenza
importante: quest’assicurazione è rivolta solo ai paesi che
rispettano il trattato di non proliferazione nucleare, quindi non
riguarda Corea del Nord e Iran.
E’
incoraggiante leggere nel Nuclear posture review che gli Stati Uniti
“non si doteranno di nuove testate nucleari”. Nel documento si
legge anche che l’amministrazione s’impegnerà a compiere ulteriori
riduzioni degli armamenti d’intesa con Mosca.

Nel
Nuclear Posture Review però si precisa che gli Stati uniti, pur non
sviluppando nuovi tipi di testate nucleari, rinnoveranno il proprio
arsenale attraverso sostituzioni di componenti. Sarà quindi
«rafforzata la base scientifica e tecnologica, vitale per la
gestione dell’arsenale». A tal fine sono previsti «accresciuti
investimenti nel complesso degli impianti e del personale addetti
alle armi nucleari». Lo stesso, ovviamente, potrà fare la Russia,
pur disponendo di minori mezzi economici.

Nel
Nuclear Posture Review si conferma che «rimane in Europa un piccolo
numero di armi nucleari Usa» (stimato in circa 500, di cui 90 in
Italia), precisando che «i membri non-nucleari della Nato
partecipano alla pianificazione nucleare e posseggono aerei
specificamente configurati, capaci di trasportare armi nucleari». Si
ammette così, in un documento ufficiale, che i primi a violare il
Tnp sono gli Stati uniti, i quali forniscono armi nucleari a paesi
non-nucleari, e i loro alleati, Italia compresa, i quali violano
l’art. 2 del Trattato: «Ciascuno degli stati militarmente
non-nucleari si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari,
né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente».

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