mercoledì 29 Maggio 2024
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Quando la guerra diventa un genocidio

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Un rapporto delle Nazioni
Unite fa luce sui crimini commessi durante le guerre nella Repubblica
Democratica del Congo (definite “la Guerra Mondiale Africana”),
che dal 1996 avrebbero causato sei milioni di morti.

Il 27 agosto Bbc e Le
Monde hanno pubblicato alcuni estratti di un rapporto di 545 pagine
dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, che
riguarda in particolare i massacri degli hutu ruandesi rifugiati
nella Repubblica Democratica del Congo, compiuti tra il 1999 e il
2004.
Massacri che potrebbero
essere classificati come genocidio, con tutte le conseguenze che la
definizione comporta in termini di persecuzione dei responsabili.
In prima fila, tra i
responsabili, figurano il Rwanda e i gruppi ribelli ritenuti legati
al regime di Kigali.

Il rapporto descrive
quello che è stato definito un diffuso e sistematico attacco nei
confronti dei civili da parte dei ribelli dell’Alleanza delle forze
democratiche per la liberazione del Congo (Afdl), guidati dall’ex
presidente congolese Laurent-Désiré Kabila e supportati da colonne
dell’esercito ruandese, burundese, ugandese e angolano. Dieci anni di
omicidi, stupri e saccheggi a opera di soldati, miliziani e ribelli
dei paesi vicini. Decine di migliaia di hutu, incluse donne, bambini
e anziani, profughi in fuga dal vicino Rwanda, appena uscito dal
genocidio del 1994, sarebbero stati uccisi in modo sommario.
Nel 1994, dopo la fine del
genocidio ruandese che aveva sterminato 800mila tutsi, più di un
milione di hutu si rifugiarono nella Repubblica Democratica del Congo
per fuggire alla vendetta dei tutsi. Il Fronte patriottico ruandese
di Paul Kagame, una volta al potere, lanciò un’offensiva militare
contro i campi profughi congolesi dove erano accampati gli hutu
fuggiti dal Rwanda. Il genocidio ruandese è all’origine della prima
(1996-1998) e della seconda (1998-2003) guerra del Congo in cui
sarebbero morte sei milioni di persone.

Le affermazioni contenute
nel rapporto hanno provocato l’indignazione della autorità ruandesi.
Kigali contesta l’uso del termine genocidio e ha minacciato di
ritirare i suoi soldati (più di tremila) dal contingente di caschi
blu che operano in Darfur per impedire la divulgazione di questo
testo.
Se messa in atto, la
minaccia potrebbe porre a serio rischio la missione di pace nel
Darfur (Unamid), a fronte di un aumento delle violenze nella regione.