Strage dei cristiani in Egitto

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Il 31 dicembre avvenne
un’attentato nella chiesa copta di Alessandra d’Egitto che causò la
morte di 21 persone e il ferimento di altre settanta. I mezzi di
informazione italiani si affrettarono a comunicarci che la
responsabilità della carneficina doveva ricadere sugli estremisti
islamici, in particolare su al-Qaeda.

L’attentato suscitò
indignazione e solidarietà con le minoranze cristiane sotto attacco,
con petizioni per la libertà religiosa sottoposte al parlamento
europeo.
Ma recentemente il
cardinale Antonios Naguib, patriarca dei copti cattolici d’Egitto, ha
avanzato una nuova “pista”: l’ombra della strage di stato. Una
strage che sarebbe stata decisa dai vertici egiziani per ricompattare
il consenso a un regime in crisi, agitando lo spettro della minaccia
integralista.
Come scrive il settimanale
cattolico Vita: “Già nei primi giorni della ‘rivoluzione’ di
piazza Tahrir erano filtrate voci sull’ambiguo ruolo del ministro
degli interni, Habib el-Adly. Adesso l’ex ministro è formalmente
indagato e dovrà rispondere non solo di omessa sicurezza ma anche di
partecipazione attiva al complotto”.
Secondo il racconto del
cardinale Antonios Naguib, un funzionario del ministro degli interni,
il maggiore Fathi Abdelwahid, avrebbe preso contatto in carcere con
il leader di un gruppo radicale. Questi avrebbe reclutato un proprio
uomo per l’esecuzione dell’attentato. “La sera del 31 dicembre –
racconta Naguib su “Vita” – l’uomo portò l’esplosivo con un’auto
davanti alla chiesa. La macchina fu però fatta saltare in anticipo,
con un detonatore, per eliminare anche lo scomodo testimone”. Due
altri uomini erano coinvolti nella preparazione dell’attentato. “Dopo
l’eccidio furono prelevati da ufficiali della sicurezza e reclusi in
un luogo sicuro. Il 25 gennaio scoppiò la rivoluzione che avrebbe
portato alla cacciata di Mubarak; nel caos che seguì i due uomini
riuscirono a fuggire e si rifugiarono nell’ambasciata britannica dove
raccontarono tutto quello che sapevano”.

Una vicenda che anche per
lo stesso cardinale Naguib rischia di perpetuare il pregiudizio che
vede i cristiani come una propaggine dell’Occidente.