Violenza razzista in Italia

Un ragioniere pistoiese di
50 anni impugna una Magnum 357 e vaga per Firenze alla ricerca di
senegalesi. Come in un videogioco. Li cerca, li trova, ne ammazza
due, ne ferisce altri.
Non è accettabile che il
bersaglio più facile e immediato dell’azione violenta siano
diventate le comunità di stranieri che vivono nel nostro Paese. Come
dice il sociologo senegalese Ali Baba Faye, la vicenda di Firenze è
solo “la punta di un iceberg”. Solo alcuni giorni fa una
ragazzina si inventa uno stupro ad opera di un rom e un campo rom
viene incendiato, mentre a Sassari un ragazzo nero viene pestato da
una banda di quindici folli.
Troppe volte in questi
anni, per ragioni di opportunità politica o miopia culturale, si
sono tollerati linguaggi, provocazioni e iniziative di stampo
apertamente razzista o fortemente discriminatorie. Anziché favorire
una politica dell’integrazione e della convivenza, lavorando con
serietà alla soluzione dei problemi, si sono alimentate
irresponsabilmente le paure dei cittadini, favorendo la diffusione di
una becera e pericolosa cultura del capro espiatorio, che a Firenze
ha mostrato tragicamente il suo volto.
Molti anni di politica
dell’odio hanno portato a questo, con formazioni anche di governo che
coprivano di insulti gli immigrati, perfino sulla televisione
pubblica. Anni di criminalizzazione dei migranti e di irresponsabile
associazione fra migranti e insicurezza, migranti e degrado.
Razzismo e xenofobia sono
diventati strumento di costruzione del consenso politico, fino al
punto che leggi dello Stato hanno provocato lesioni al diritto e ai
principi più elementari. Come si dice in Africa: «Una ferita non
curata incancrenisce».
Molto bella la riflessione
di Pap Diaw della comunità senegalese toscana che dice: “Non
chiediamo vendetta, né punizioni esemplari. Ma occorre il coraggio
della politica e della società, perché siano chiuse le centrali
dell’odio. Non è più ammissibile che ci siano luoghi di predica di
odio contro l’altro. Basta complicità e cedimenti al razzismo”.
Tutti dobbiamo sentirci
impegnati con più forza nella costruzione di una controcultura
dell’accoglienza e del rispetto delle diversità.
Un’iniziativa molto
positiva è senz’altro la campagna “L’Italia sono anch’io” per la
concessione della cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia e
del diritto di voto alle elezioni amministrative.
Sottoscriviamola!
