mercoledì 29 Maggio 2024
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Diario di viaggio in Marocco

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Pubblichiamo con piacere un breve resoconto del viaggio
che Laura Mandolini ha fatto in Marocco. Laura Mandolini è una
nostra cara amica di Senigallia che lavora presso la redazione di
“Voce Misena”.

Il regno d’Occidente
A Ovest c’è il Marocco.
L’Occidente ce l’ha nel nome (Maghreb significa Occidente), nelle
mappe (al di là c’è soltanto l’Oceano Atlantico), nella voglia
di avvicinarsi sempre di più a quell’Europa così vicina da creare
più di un’opportunità e qualche problema. Da questa parte del
Mediterraneo lo si guarda come elemento di stabilità per l’intera
regione, nella sponda sud ci sono i soliti problemi dei paesi
nordafricani, anche se qui il vento rivoluzionario è passato
leggero, per ora.
Un paese in movimento: nel
via vai senza sosta del traffico, delle merci, delle voci, degli
asini. A Casablanca, terza metropoli africana, come negli asfissianti
vicoli della medina di Fes; nei lavori in corso nella sontuosa
capitale Rabat, grazie ad un investimento di due miliardi di dollari
degli Emirati arabi; nell’aeroporto, cinghia di collegamento tra
l’Africa nera francofona e l’Europa, da dove in tanti, tantissimi
continuano a migrare verso il vecchio continente. Le contraddizioni,
però, restano tutte. Così come la miseria che non ti aspetti,
specialmente nelle zone rurali, nelle grandi bidonville periferiche
che scorrono veloci nel viaggio tra una città imperiale e l’altra
e che sono il serbatoio da cui proviene oltre il 60% dell’emigrazione
in terra italiana.
La nostra diplomazia è
fortemente convinta che il Marocco stia emergendo come un modello
importante nella regione, una sorta di terza via tra rivoluzioni e
status quo e si dà un gran da fare per favorire accordi e programmi
con l’Unione europea. Il re Mohamed VI, da parte sua, ci tiene a
passare per un monarca sensibile, illuminato, vicino alle classi
sociali più basse, tanto da essere chiamato il ‘re dei poveri’.
Va sul sicuro soprattutto perché è discendente diretto del Profeta
Maometto e i partiti di opposizione, ammessi da una recente riforma
istituzionale, sono troppo frammentati per rappresentare una reale
minaccia al potere reale.
A metà febbraio il
Parlamento europeo dovrà approvare una zona di libero scambio e di
mercato con il Marocco e l’Italia si candida, dopo la Francia, a
diventare uno dei più importanti partner commerciali soprattutto nei
settori delle infrastrutture, delle energie rinnovabili, nella
logistica e nell’agroalimentare. Non sarebbe lo stesso Marocco, però,
senza le rimesse in valuta pregiata degli oltre tre milioni di
marocchini sparsi per il mondo, specie in Europa, solo in Italia sono
oltre 400 mila.

L’oro liquido
Senza una guida non ci
arrivi, visto il labirinto della medina di Marrakech, ma la ‘farmacia
tradizionale’ mostra tutto il suo fascino a chi sa pazientare per
vivere un salto all’indietro di secoli. Al piano terra due donne
sigillate in sgargianti abiti color ocra hanno in mano due grosse
pietre che battono senza sosta sopra delle piccole ghiande custodite
in un sacco. Le bucce si raccolgono in un lato della stanza, la polpa
è macinata in una piccolo frantoio ‘da viaggio’, il nocciolo in
un altro recipiente. Non si butta niente. Alcune fotografie, dietro
l’incessante lavoro, ci portano nelle aride terre del Sud
marocchino dove cresce, unico posto al mondo, il leggendario albero
di Argan. Le due signore danno il benvenuto agli avventori allungando
fin sotto il naso una ciotolina con il prezioso contenuto
giallognolo: è l’olio d’argan, l’oro liquido, come viene
chiamato qui. Viene utilizzato come condimento e nella cosmesi grazie
alle sue proprietà antiossidanti, emollienti, idratanti e
fortemente elasticizzati. E’ uno degli oli più importanti per il
ringiovanimento cutaneo per il suo contenuto di Vitamine E e di
diversi acidi grassi essenziali. Estratto dai frutti della pianta di
Argania Spinosa viene impiegato da millenni dalle donne berbere come
elisir di bellezza. Ora anche la scienza ufficiale ha dovuto
riconoscere le incredibili proprietà dell’olio di Argan ed è
anche questo uno dei motivi per cui la sua diffusione è sempre più
massiccia. Essendo una specie in via di estinzione è stato
dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Sia per questo
motivo sia per il fatto che per ottenerne un litro sono necessari i
frutti di 6 alberi e 16 ore di lavoro, l’olio di Argan è uno degli
oli più rari e preziosi del mondo. Le industrie cosmetiche, specie
francesi, sono in agguato, troppe le donne occidentali in perenne
lotta con le rughe. Grazie al circuito del commercio equo e solidale,
in Marocco riescono ad operare cooperative femminili che lavorano
l’argan con l’intento di contribuire alla propria emancipazione e
per preservare la biodiversità terrestre. Non sarà facile tenere
botta alle grandi multinazionali della bellezza, ma loro vanno
avanti. Al piano di sopra c’è di tutto e con precisione
scientifica il giovane farmacista, laureato in Europa e tornato a
casa sua, in un perfetto italiano fa bella mostra di unguenti, oli,
pomate, tisane, saponi. Per ogni barattolo una spiegazione, per ogni
parte del corpo una rassicurante terapia naturale.

La chiesa straniera
Non esiste un marocchino
cristiano, niente, nemmeno uno. Il Marocco è un paese in cui i
cittadini sono musulmani (o ebrei, per un piccolissimo numero). I
cristiani sono tutti stranieri: praticamente tutti di passaggio,
restano in Marocco soltanto il tempo di un lavoro o per i loro studi,
specialmente dall’Africa subsahariana. Su una popolazione di 33
milioni d’abitanti, questa comunità cristiana si aggira sulle 30
mila persone. Tra questi cristiani si conta un piccolissimo gruppo di
ortodossi russi e greci; una comunità anglicana molto ridotta; una
comunità più consistente di protestanti francofoni o anglofoni;
infine la comunità cattolica, che si stima all’incirca in 25 mila
persone. I cattolici sono di 90 diverse nazionalità, numerosissimi
gli studenti dell’Africa sub-sahariana e espatriati: per questo ogni
anno la comunità vede partire il 20% della sua popolazione e ne
accoglie altrettanto di nuova. Praticamente è in movimento continuo,
con un’età media intorno ai 35 anni. Da diversi anni si vedono
passare sempre più immigrati clandestini che aspirano a recarsi in
Europa. Ma, da corridoio di transito, il Marocco è divenuto una
trappola in cui tante, troppe speranze si perdono in mare.
Incontriamo un frate ed un sacerdote impegnati da anni in questa
chiesa di frontiera. La loro testimonianza è molto simile: “I
cristiani godono di una libertà di culto totale, ma non possono
evangelizzare. Le religioni ammesse sono quelle approvate dal re:
cristianesimo ed ebraismo, oltre all’Islam naturalmente. Un
marocchino può essere solo musulmano, non ha diritto di essere senza
religione. Se un cristiano vuole sposare una donna marocchina, è
obbligato a convertirsi all’Islam”. Ci invitano entrambi a non
confondere la tolleranza, parola che ricorre in tutti i discorsi
ufficiali, e la libertà religiosa.
La bella testimonianza del
frate francescano continua: “La nostra prima sfida come Chiesa è
di vivere la comunione e l’amore cristiano. Su questa strada
abbiamo un fratello nella persona del Beato Charles de Foucauld, che
ritrovò la fede della sua infanzia vedendo pregare i musulmani lungo
le strade, in Marocco. La nostra seconda sfida è quella della
fiducia, occorre aver fiducia nel popolo che ci accoglie. Nella
misura in cui esisterà una tale fiducia, potranno nascere il vero
incontro e il dialogo. Da qui nascono l’impegno nelle nostre
scuole, frequentate quasi esclusivamente da musulmani e le attività
della Caritas che aiuta tutti”. Viene spontaneo chiedersi che senso
abbia una chiesa, qui. L’efficace risposta è dell’Arcivescovo di
Rabat, Vincent Landel (intervista di Roberto Fontolan, Le sfide di
una piccola Chiesa nel Marocco che cambia velocità , «Oasis»):
“Come ci ricordava Giovanni Paolo II nel corso di una visita ad
limina, ‘la vostra Chiesa è un segno e a un segno non si domanda
d’essere grande, ma di significare qualche cosa’. E il mio
predecessore amava ripetere che ‘se la Chiesa non esistesse in
Marocco, mancherebbe qualcosa alla cattolicità della Chiesa’.

Ci mancava Brad Pitt
Girando pagina, per finire
con leggerezza. Alla fine degli anni Novanta, la popolarità che lo
aveva colpito quasi all’improvviso divenne così difficile da
gestire da spingere Brad Pitt a rifugiarsi nella marijuana per
dimenticare le pressioni esterne. “La mia infelicità mi è
servita da lezione – ha detto l’attore in una recente intervista
sul magazine Hollywood Reporter – perché durante quel semestre mi
stavo laureando in depressione. Facevo sempre le stesse cose ogni
sera e mi intontivo per riuscire a dormire. Ma un viaggio a
Casablanca, in Marocco, mi spinse finalmente a scendere da quel
divano: in quel Paese scoprii la povertà più estrema, una cosa che
non avevo mai visto prima d’ora, e capii quanto il mio malessere
fosse superfluo, perché là la gente doveva solo pensare a
sopravvivere”. Praticamente all’istante Pitt decise di farla
finita con le droghe e si tenne come vizio solo quello delle
sigarette, abbandonato però dopo la nascita dei figli. Miracoli
marocchini!