giovedì 30 Aprile 2026
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Clima: una priorità

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A febbraio si è
verificata un’ondata di freddo siberiano che ha colpito l’Europa
meridionale, ora ci troviamo in una delle primavere più calde e meno
piovose degli ultimi tempi.

L’Organizzazione
Meteorologica Mondiale ci informa che non si tratta di normali
oscillazioni ma di un trend. Stando al dizionario per trend si
intende: “Andamento complessivo di un fenomeno, entro un certo
periodo di tempo”.
Alcuni
giorni fa la Omm ha diffuso il suo ultimo «Rapporto annuale sullo
stato del clima globale»: vi si afferma che il 2011 è stato
l’undicesimo anno più caldo dal 1850 (cioè da quando esiste un
monitoraggio scientifico). Il record assoluto è stato il 2010,
l’altro record era stato nel 2005. In generale il decennio tra il
2001 e il 2010 è stato il più caldo in assoluto.
Gli
effetti più drammatici hanno causato alluvioni praticamente in tutti
i continenti e una grave siccità che ha colpito l’Africa orientale e
il nord America.

Un
altro segnale di allarme viene da “Planet under pressure”, una
conferenza scientifica in corso a Londra.
Questa
conferenza mi sembra così importante che voglio riportare un
articolo dal titolo “Un clima irreversibile” apparso sul
quotidiano Il Manifesto il 30 marzo a firma di Paola Desai:

Qui
numerosi scienziati hanno dato un quadro tetro del futuro del
pianeta, e sostenuto che siamo ormai vicino a un punto di non ritorno
denominato “tipping point”, il punto in cui il riscaldamento
dell’atmosfera terrestre avrà superato la soglia che provocherà
cambiamenti irreversibili e disastrosi, come lo scioglimento dei
ghiacci polari o la perdita totale delle foreste tropicali,
l’estinzione di più specie viventi di quante ne nascano, la perdita
delle barriere coralline… E secondo molti siamo già oltre quel
punto. Tutto sembra indicare che al ritmo attuale la temperatura
media salirà magari di 6 gradi centigradi entro la fine di questo
secolo. Bob Watson, già direttore del Comitato intergovernativo sul
cambiamento del clima (Ipcc, organismo scientifico delle Nazioni
unite) e oggi capo-consigliere del ministero dell’ambiente
britannico, si è detto convinto che il mondo ha già superato la
speranza di limitare il riscaldamento a 2°: «Non abbiamo agito. E
questo rende sempre più urgente fare qualcosa».

Viviamo
in un secolo speciale, ha aggiunto Martin Rees della Royal Society,
l’Accademia britannica delle scienze: «E’ il primo nella storia
della Terra in cui una singola specie vivente, la nostra, ha il
futuro del pianeta nelle sue mani». Per questo è stata coniato il
nome Antropocene: «Una nuova era geologica», plasmata non dalla
natura, il ferro, il bronzo, ma dell’Uomo. «Nel peggiore degli
scenari, credo sia molto probabile che il sistema terrestre andrà a
un nuovo inizio, che metterà in discussione la civiltà
contemporanea. Qualcuno parla di collasso», ha aggiunto Will
Steffen, direttore dell’Istituto per il clima dell’Università
nazionale australiana.