Nel baratro: incontro con Michele Giorgio

Un incontro in
videoconferenza con il giornalista Michele Giorgio svoltosi martedì
scorso presso la Sala della Pace ha anticipato la nuova offensiva
israeliana contro Gaza denominata “Pillar of Clouds”.
L’incontro era stato
organizzato per promuovere il nuovo libro del giornalista “Nel
baratro”, un’accurata selezione di cronache, interviste, analisi e
reportage dal 2000 ad oggi.
Michele Giorgio è
originario di Caserta, dove è nato nel 1961. Giornalista
professionista, è corrispondente dal Medio Oriente del quotidiano
“il manifesto” e collabora con altre testate giornalistiche. Da
due anni amministra il sito d’informazione Near East News Agency
(Nena News).
Michele Giorgio ci ha
spiegato che il titolo del libro vuole rappresentare la situazione di
difficoltà in cui versa la Palestina. In passato ci sono sempre
state prospettive politiche, ma ora i palestinesi si trovano isolati.
Due sono le cause principali di questa maggiore difficoltà: la
Primavera araba che ha spostato l’attenzione mediatica su altri
territori del Medio Oriente e la divisione politica tra Cisgiordania
e Gaza.
Il giornalista, in
collegamento da Gerusalemme, ci ha raccontato che ogni giorno ci sono
nuovi annunci di costruzioni di colonie nelle terre più fertili, che
rendono maggiormente complessa la situazione. E sempre maggiori sono
le difficoltà dei contadini palestinesi che non riescono ad arrivare
ai propri campi perché i coloni israeliani glielo impediscono, come
sta avvenendo ad esempio per l’attuale produzione di olio.
Oggi l’atteggiamento nei
confronti del conflitto da parte dell’Europa, Italia compresa, è
principalmente quello di “evitare dispiaceri” all’alleato
Israele.
Abbiamo chiesto al
giornalista se oggi ha ancora senso la soluzione dei Due Stati,
oppure se la situazione è così complicata da non poter più
tracciare due confini precisi. Michele Giorgio ci ha risposto: “15
anni fa la soluzione dei due stati era condivisa, ma con il passare
del tempo la politica di Israele su acqua, risorse, colonie, ecc…,
ha reso questa soluzione sempre più difficile. Ora si parla con più
insistenza di Nazione unica ma di questo si dibatte principalmente
tra i palestinesi e solo nei settori accademici. Ritengo che l’idea
di Nazione unica sia di difficile concretizzazione, anche perché in
Israele il 99% della popolazione non prende in considerazione tale
ipotesi”.
Gli abbiamo chiesto se in
merito all’uccisione di Vittorio Arrigoni è emersa a suo parere
tutta la verità: “Dico innanzitutto che è penoso vedere il
disinteresse che è calato in Italia sulla morte dell’attivista.
L’idea che ci si è fatti è che ci sono sicuramente situazioni non
chiare, soprattutto sulla figura del leader del gruppo che ha
sequestrato Vittorio. Ci sono teorie che vorrebbero un interesse di
Israele sulla sua eliminazione, ma su queste sono dubbioso
soprattutto perché tra i palestinesi di Gaza non trovano conferme.
Al momento sembra che l’unica certezza è che Vittorio Arrigoni è
stato rapito e ucciso da palestinesi. Ma l’unica possibilità per
comprenderne il perché sarebbe quella di chiarire il ruolo del
giordano Abdel Rahaman Breizat che ha organizzato il sequestro ma è
stato ucciso mentre cercavano di arrestarlo”.
Michele Giorgio è poi
passato a descrivere la situazione della vita a Gaza. Ci ha
informato, in base a quanto è riportato in un rapporto dell’ONU,
Gaza potrebbe diventare invivibile dal 2020, principalmente per la
mancanza di acqua potabile. Questo ci fa comprendere come la
situazione di vita dei cittadini di Gaza sia veramente ai margini
dell’umano. Recentemente un giovane si è dato fuoco ripetendo il
gesto compiuto da altri giovani alcuni giorni fa. I problemi
economici si aggiungono a quelli politici (occupazione israeliana e
isolamento politico).
Ora la preoccupazione è
rivolta a come reagirà la comunità internazionale alla richiesta di
Mahmoud Abbas (più conosciuto con il nome Abu Mazen), presidente
dell’Autorità Palestinese, per l’ammissione della Palestina a membro
osservatore alle Nazioni Unite. Già piovono minacce da parte di
Israele e Stati Uniti. Israele potrebbe congelare i fondi destinati
ai territori palestinesi, importantissimi per la sopravvivenza della
Palestina e il cui blocco causerebbe il collasso di Ramallah. Alle
minacce israeliane risponde la Lega Araba con la promessa di sostegno
finanziario se Israele congelasse il trasferimento delle tasse nelle
casse palestinesi: 100 milioni di dollari al mese nel caso Israele
blocchi i fondi.
Abbiamo chiesto a Michele
Giorgio come vede la situazione politica in Palestina: “Molti
palestinesi hanno sfiducia nel futuro e molti di loro si sono
rifugiati nell’individualismo. Lo stesso partito Fatah, di Abu Mazen,
non sembra aver ripreso la fiducia dei palestinesi se osserviamo le
ultime elezioni in Cisgiordania. Infatti nelle recenti elezioni
amministrative, nella sola Cisgiordania (Hamas non ha partecipato al
voto) Fatah pur vincendo in molte delle principali città si è
presentata divisa al voto tanto che in molte città importanti ha
perso contro liste indipendenti di candidati che provenivano dalle
sue file.
Al momento c’è molto
disinteresse nei confronti della politica. Di fronte a questa
situazione desolante c’è però un settore di gente attiva che si
organizza in comitati di cittadini e che cerca di organizzarsi per
cambiare. Questa fa ancora sperare”.
Michele Giorgio ha
concluso la serata con un appello ai palestinesi: “E’ chiaro che
le responsabilità maggiori dell’attuale situazione in Palestina ce
l’hanno gli israeliani, ma occorre ed è necessario che anche i
palestinesi riconoscano le proprie responsabilità. La principale
responsabilità palestinese è di essere divisa politicamente. I
cattivi rapporti tra Fatah e Hamas costituiscono un grave handicap
per la Palestina. Occorre che Fatah e Hamas si sottraggano ai ricatti
esterni per essere uniti e fare politica insieme”
