giovedì 22 Febbraio 2024
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E’ la fine della Storia?

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Gia oltre una decina
d’anni fa, dopo la caduta del muro di Berlino e la rapida
occidentalizzazione dell’Unione Sovietica, un pensatore americano
aveva ipotizzato la fine della storia, cioè di un conflitto
mondiale, ideologico economico sociale e politico.

Poi ci pensò Bin Laden a
riaprire il grande libro dei conflitti e ci fu l’Afghanistan e ci
fu L’Irak (ci sono ancora), mentre continua ad esserci il conflitto
palestinese, con diramazioni in Siria e Iran.

La storia (dei conflitti)
non è dunque conclusa affatto, ma quella di cui parlo è più
provincialmente quella di casa nostra, la (lunga) storia del
conflitto fra destra e sinistra; una storia che ha solcato tutto il
secolo scorso, iniziando nelle ultime propaggini di quello
precedente, e che dagli anni novanta in poi è diventata uno scontro
tra berlusconiani ed antiberlusconiani.

In effetti né gli uni né
gli altri incarnano appieno i concetti classici di destra e sinistra.

Per dire : Berlusconi era
socialista, si faceva rappresentare in politica da Craxi, che gli
garantiva il potere televisivo in cambio di laute sovvenzioni.

Nel contempo il PCI si
trasformava in PdS, DS, fino ad approdare al Partito Democratico, che
di sinistra conserva ben poche stimmate.

Ci pensavano i fatti, poi,
a ricondurre le contrapposizioni nel loro alveo naturale : il
berlusconismo taglia il pubblico, privilegia il privato, esalta
l’individualismo, solletica la furbizia fiscale, affossa i diritti;
la sinistra difende il pubblico, cerca di mettere regole al privato,
sostiene la solidarietà e non affossa del tutto l’uguaglianza.

Poi arriva la crisi ad
annacquare le differenze e giungono i tecnici a trovare soluzioni che
non possano essere etichettate come di destra o di sinistra : sono
scelte emergenziali, dovute per causa di forza maggiore, non c’è
altro modo; non c’è un altro mondo possibile, così almeno ci
dicono in tutte le lingue.

E dopo questa cura
elefantiaca di consociativismo, di stiamo tutti sulla stessa barca,
ecco giungere finalmente la verifica elettorale, preceduta da una
campagna in cui ritornano come nuove le vecchie contrapposizioni fra
destra e sinistra, anche se nel frattempo si è insinuato un
disturbatore che manda a quel paese tutti quanti, orgoglioso di non
essere né di destra né di sinistra.

Ma si tratta di un fuoco
di paglia, giusto per riscaldare un poco i cuori congelati dei molti
italiani che non credono più ad alcun cambiamento; un fuoco che si
protende appena per qualche settimana dopo i risultati, per poi
spegnersi con l’elezione del Presidente della Repubblica.

Che succede?

Succede che la destra
(Berlusconi, perché la destra non esiste) scopre di non essere più
così di destra, che vi sono molti punti in cui il programma è
simile a quello della sinistra, che la crisi va affrontata senza
arroccamenti e soprattutto assieme.

Succede che la sinistra
(quale sinistra? Il PD non è mai stato di sinistra) scopre di non
essere poi così diversa dalla destra (la destra nostrana), che la
crisi incombe, che il paese non può aspettare e che vale la pena di
governare assieme, visto che quel pazzo scatenato che ha carpito (con
l’inganno) otto milioni di voti, continua a non capire niente di
politica e continua a non vedere differenze fra PdL e PD meno elle.

Ecco come finisce la
storia.

I provvedimenti annunciati
dal governo Letta (sostenuto da PD, PdL e Scelta Civica –
esattamente come il precedente governo Monti) sono di destra? Sono di
sinistra? Sono di centro?

Oppure non sono
classificabili secondo i concetti che la storia ci ha consegnato?

Tutti, anche in campagna
elettorale, hanno detto di voler abbassare le tasse, di provvedere
agli esodati, di rifinanziare la cassa integrazione, di dare a tutti
i precari un posto più garantito, di combattere l’evasione
fiscale, di migliorare in sostanza la condizione degli italiani più
provati dalla crisi.

Un discrimine ci sarebbe,
tra destra e sinistra : chi pagherà per tutto questo?

La sinistra direbbe, chi
in questi anni ha più guadagnato; la destra no, mai una
patrimoniale!

Ma state sicuri che i
partiti al governo non si divideranno su questo.

Se dunque il neo-governo
Letta procederà senza scossoni per i quasi due anni preventivati,
verrà decretata la fine del conflitto politico; la sinistra sarà
ridotta all’eterno minoritarismo urlante ma ininfluente e la destra
scomparirà dalla circolazione, risucchiata dall’onnivoro
berlusconismo.

Se poi il neo-governo
facesse anche quelle quattro cose-simbolo (taglio dei parlamentari,
degli stipendi, dei rimborsi elettorali, dei vitalizi e delle
province), scomparirebbero anche gli arrabbiati 5stellati.

Non so voi, ma a me viene
quasi da piangere…