giovedì 30 Aprile 2026
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Hanno fatto di tutto…

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Cosa
è accaduto in Italia dopo il 17 aprile scorso, quando il referendum
sulle trivelle non ha raggiunto il quorum?

I
dati parlano chiaro: persi 600 posti di lavoro nel 2016, zero
investimenti programmati, tutte le grandi aziende guardano altrove.
Le trivelle non creano posti di lavoro, e ormai è un dato di fatto:
il referendum del 17 aprile non c’entra nulla.
Hanno
fatto di tutto perché il referendum non andasse a buon fine.
Hanno
terrorizzato gli italiani dicendo che si sarebbero persi posti di
lavoro e negando che il settore petrolifero fosse già in crisi.
Hanno
ottenuto che restasse in piedi la norma sulla durata illimitata delle
concessioni entro le 12 miglia.
Ora
chiudono i battenti e decidono di andar via.
Renzi
lo ripeteva come un mantra per far fallire il referendum: “se vince
il Sì a rischio migliaia di posti di lavoro”. Il Governo dipingeva
scenari apocalittici, con l’intero comparto degli idrocarburi in
ginocchio nell’ipotesi di una vittoria dei No Triv. I sostenitori
della consultazione del 17 aprile scorso invece battevano un altro
tasto: il settore è in crisi nera di suo e non sarà il referendum a
incidere. Chi aveva ragione?Basta
dare un’occhiata a quello che sta succedendo a Ravenna per farsi
un’idea
.
Le
trivelle non creano posti di lavoro, anzi li perdono con un’emorragia
impressionante. La Cgil lancia l’allarme: dall’inizio dell’anno
sono già 600 i posti di lavoro persi. E gli investimenti? Adesso che
lo spauracchio del referendum sulle trivelle – così era dipinto –
non c’è più, si potrebbe pensare che saranno certamente arrivati
a pioggia, in linea con quello che andava ripetendo il premier: “È
un referendum per bloccare impianti che funzionano”.
Negli
incontri pubblici organizzati dal Gruppo Fuoritempo sul referendum,
spiegavamo il motivo per cui votare SI significava garantire
l’occupazione dei dipendenti del settore almeno fino alla scadenza
della concessione.
Al
contrario, rimanendo la norma “utile al giacimento” i
lavoratori non hanno nessuna tutela perché l’azienda può andare via
quando vuole, quando non le conviene più (presentando una domanda di
rinuncia un mese prima): come ha fatto la Petroceltic nelle Isole
Tremiti e come stanno facendo le aziende nel Ravennate.
Chi
è venuto agli incontri lo ha capito… la maggioranza degli italiani
però si è fidata di ciò che si diceva in televisione e non è
andata a votare.
Peccato.
Da parte mia posso confermare ancora una volta che il referendum del
17 aprile era veramente studiato bene. Non aveva nulla di
“estremista” ma indicava una strada razionale e precisa per
il Paese che avrebbe tutelato sia il lavoro dei dipendenti sia il
capitale investito dalle imprese.
Con
la vittoria del NO, anzi dell’astensione, ha vinto solo il capitale
investito dalle imprese!