giovedì 30 Aprile 2026
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Il deserto che avanza

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In
occasione della Giornata mondiale contro la desertificazione le
agenzie giornalistiche hanno divulgato la notizia del WWF che almeno
il 40% delle terre emerse del nostro Pianeta è minacciato dalla
desertificazione.

Ogni
anno 12 milioni di ettari di terra fertile, cruciale anche per
sfamare una popolazione che molto velocemente supererà i 9 miliardi
di esseri umani, viene trasformata in deserto. Ogni anno, come è
stato confermato dal 2015, per l’ONU “Anno internazionale dei
Suoli”, circa 24 miliardi di tonnellate di suolo fertile vengono
perduti per fenomeni di erosione, ed i suoli costituiscono la base
per più del 90% della produzione alimentare mondiale. Il fenomeno
della desertificazione è dovuto soprattutto alla pressione umana
sulla ricchezza dei suoli del Pianeta ed è quindi fortemente
connesso alla distruzione delle foreste e degli altri habitat
naturali che proteggono i nostri suoli, alla cattiva gestione dei
suoli stessi, alla modificazione dei cicli idrici e ovviamente ai
cambiamenti climatici.
Si
stima che entro il 2030 la scarsità d’acqua obbligherà 700
milioni di persone a migrare. Per l’UNEP il 40% dei conflitti umani
è generato dalla competizione e dall’utilizzo di risorse naturali,
come appunto l’acqua. E’ dunque inequivocabile che la distruzione
degli ecosistemi, fra cui la deforestazione, eserciti un impatto
negativo sulle condizioni di benessere, di sicurezza e di salute
delle comunità locali, contribuendo sostanzialmente a favorire il
fenomeno delle migrazioni.
Questo
è un tema molto caro al Gruppo Fuoritempo, già ampiamente trattato
anche negli incontri conValerio
Calzolaio dal titolo “Ecoprofughi”
.
Un
recente studio realizzato dall’Università di Princeton mette in
correlazione la deforestazione in Amazzonia (ad oggi abbiamo perso
quasi un quinto della foresta e un altro quinto è stato degradato)
con i fenomeni di siccità in California, mentre altre ricerche
condotte dal prestigioso Goddard Institute for Space Studies (GISS)
della NASA, uno dei centri di ricerca più autorevoli a livello
mondiale sui cambiamenti climatici, indicano come la deforestazione
dell’Amazzonia produce effetti sulle piogge in Nord America e nel
resto del pianeta.
Quando
si distruggono le foreste e il loro importante ruolo nel ciclo
dell’acqua e dei sistemi idrogeologici si rafforzano
inevitabilmente la portata e l’intensità di fenomeni come
alluvioni, dissesti idrogeologici, siccità e desertificazione. Si
tratta una delicata catena che, se spezzata, produce quindi
devastazioni con un effetto domino sia su cala locale (disastri
ambientali) sia su scala globale (cambiamento climatico).
Tuttavia,
in barba a qualsiasi studio, si continua a costruire e a utilizzare
il suolo come se nulla fosse. Ad esempio nel nostro territorio c’è
uninteressante
dibattito sull’opportunità di costruire un’outlet a Marotta
.

“Il
deserto che avanza” non è solo la sintesi di quello che ci dice
il WWF ma è anche il progressivo deterioramento dell’impegno sociale
e politico che attende i nostri territori se ognuno di noi non si
sforza di guardare alle politiche ambientali ed economiche per
garantire un futuro alle prossime generazioni.
Per
leggere l’articolo completo del WWF,cliccate
qui