Una sciagura chiamata Renzi

Matteo Renzi ha aperto la crisi di governo con il rischio di dover tornare presto alle urne, la maggioranza in queste ore sta lavorando per scongiurarla, rafforzando la coalizione e rilanciando l’azione dell’esecutivo.
L’impressione però è che si rotoli in fretta verso le elezioni.

Alternative a questa maggioranza, nell’attuale Parlamento, non credo esistano. Il crollo di Conte sarebbe la fine dell’attuale alleanza che rappresenta l’unica alternativa al campo sovranista.

Non auspico certo le elezioni, ma non le ritengo il male peggiore.
Escludendo un “governissimo” (con quale maggioranza?), escludendo un ritorno di Renzi nella coalizione (alzi la mano chi ha il coraggio di dire che Renzi può garantire stabilità e durata a un governo) non mi sembra che ci siano altre alternative al voto.
Non credo che raccogliendo qualche parlamentare in cerca di sistemazione si prepari il nostro futuro.
Quindi, meglio le elezioni dell’immobilismo parlamentare.

Forse è vero che Renzi non voleva arrivare a questa situazione, ma purtroppo è un personaggio così pieno di sé che non riesce ad anteporre l’interesse del Paese al suo.
Renzi non è un editorialista né un analista politico, non doveva limitarsi a dire ciò che nel governo non va: fino a ieri era il capo di una forza di maggioranza, doveva faticare e sudare per trovare delle buone soluzioni ai problemi e non usare i problemi per sfasciare tutto.
Renzi ha fatto un errore politico come quello che fece Salvini l’anno scorso. In più in Senato si è lasciato andare ad una polemica personale e velenosa. Non credo ci siano più le condizioni per un dialogo.
Nuovi governi con Renzi sono impossibili, in questo momento gli italiani hanno un immenso bisogno di chiarezza.
Forse occorre guardare all’area liberaldemocratica oggi prigioniera di Salvini e Meloni.

Ma se la maggioranza non c’è è necessario prenderne atto prima di mercoledì (o giovedì): Conte deve dimettersi e cercare di costruire un altro governo, con personalità autorevoli. Con un passaggio formale, di chiarezza: chiamando tutti alle proprie responsabilità. E se non ci sono le condizioni si va alle urne.
E con Conte al centro, alla guida di una sua lista e al vertice della coalizione, la partita è pienamente aperta. Io non credo molto ai sondaggi. Vista la pandemia, riconosciuta l’importanza dell’Europa in questa fase, quanti elettori davvero vogliono consegnare il Paese a Salvini?