sabato 24 Febbraio 2024
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Spese militari: è possibile fare diversamente?

I paesi dell’Unione Europea che aderiscono alla Nato hanno aumentato le spese militari da 145 miliardi di euro nel 2014 a 215 miliardi nel 2023. Negli ultimi dieci anni un aumento del 46%!

Un recente rapporto di Greenpeace nota che un simile aumento “è in contrasto con la stagnazione delle economie europee” dove tra il 2013 e il 2023 il pil reale è aumentato di poco più dell’1%.

Anche gli investimenti negli altri settori sono stati inferiori alle spese per armamenti:

  • Istruzione 12%
  • Protezione ambientale 10%
  • Sanità 34%

Se prendiamo in esame il nostro Paese nel 2023 ogni cittadino italiano pagherà 436 euro di spese militari, una cifra cresciuto del 30% negli ultimi dieci anni.

Sulla rivista Internazionale, un articolo di Giovanni De Mauro, valuta gli effetti degli investimenti in spesa militare sull’economia. Si legge che in Germania una spesa di un miliardo di euro in armamenti porta un aumento della produzione interna di 1,2 miliardi di euro, in Italia solo di 741 milioni di euro perché una parte della spesa è per le importazioni. L’effetto sull’occupazione è di 6.000 posti di lavoro aggiuntivi in Germania e di 3.000 in Italia.

Ma cosa accadrebbe in Italia se il miliardo invece di spenderlo per gli armamenti si spendesse per l’istruzione, la salute o l’ambiente?

  • Nel caso di investimenti per l’ambiente la produzione aumenterebbe di 1,9 miliardi con un aumento dei posti di lavoro a 10mila unità.
  • Nel caso di investimenti nella sanità la produzione aumenterebbe di 1,5 miliardi con un aumento dei posti di lavoro a 12mila unità.
  • Nel caso di investimenti nell’istruzione la produzione aumenterebbe di 1,2 miliardi con un aumento dei posti di lavoro a 14mila unità.

Anche volendo mettere da parte le questioni etiche e morali è evidente che le spese militari sono un problema da ogni punto di vista. Difficile anche affermare che un aumento degli armamenti accompagni la risoluzione dei conflitti. Anzi, è vero il contrario, se si considera il rischio che un aumento della spesa militare aggravi o ne faccia esplodere di nuovi.

Il rapporto di Greenpeace e l’articolo di Internazionale dovrebbero convincerci che pure in termini economici la spesa militare è un cattivo affare: gli stessi soldi investiti per l’ambiente, l’istruzione e la salute avrebbero migliori effetti sulla crescita e sull’occupazione.

Segnalo inoltre questo articolo dalla rivista “Valori”.

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