giovedì 30 Aprile 2026
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Le conseguenze dei cambiamenti climatici

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Dopo
il deludente vertice Onu sul clima svoltosi a Copenaghen alcuni
giorni fa, Greenpeace ha preparato un rapporto nel quale si
evidenziano le conseguenze della mancanza di un serio accordo.

Secondo
il rapporto di Greenpeace nella seconda metà del secolo la Terra si
troverà “in bilico sulla catastrofe”, con una popolazione di 9
miliardi di esseri umani e con una temperatura più alta di tre
gradi, e di conseguenza non sarà più in grado di garantire a tutti
acqua, cibo ed energia.

Il
mini-accordo teorico raggiunto tra le delegazioni dei 192 paesi
presenti a Copenaghen è insufficiente a far invertire la rotta dei
cambiamenti climatici in quanto mancano i target per il taglio delle
emissioni di anidride carbonica.

Ecco
le conseguenze, secondo Greenpeace, della resa di fronte alla
minaccia climatica:

MONSONI
Il
ritmo dei monsoni cambierà, gli uragani diventeranno più intensi e
più frequenti, il livello dei mari crescerà spazzando via decine di
città costiere e di isole (gli arcipelaghi che a Copenaghen si sono
opposti fino all’ultimo al patto al ribasso tra Stati Uniti e Cina
rifiutandosi di firmare l’intesa). Le aree aride e semiaride in
Africa si espanderanno almeno del 5-8 per cento, si perderà fino
all’80 per cento della foresta pluviale amazzonica, la taiga cinese,
la tundra siberiana e la tundra canadese saranno seriamente colpite.

GHIACCIAI
Il
Polo Nord diventerà presto navigabile d’estate. Un rialzo di 3 gradi
della temperatura media distruggerebbe un terzo dei ghiacciai
tibetani in 40 anni. La popolazione mondiale sottoposta a un
crescente stress idrico passerebbe dal miliardo attuale a 3,2
miliardi. E altri 200-600 milioni di persone si aggiungerebbero
all’elenco di chi non ha abbastanza cibo per sopravvivere.

LE
SPECIE A RISCHIO
Significative
estinzioni sono previste in tutto il pianeta: a rischio un terzo
delle specie. Spariranno il 15-40 per cento delle specie endemiche
negli hot spot della biodiversità mondiale. In America latina
rischia l’estinzione il 25 per cento delle specie arboree della
savana.

SALUTE
L’onda
d’urto sulla qualità e sulla durata della vita sarebbe devastante.
“Con un aumento di 3 gradi, 3,5 miliardi di persone nel mondo
saranno a rischio di contrarre la dengue1e 2 miliardi a rischio malaria, una malattia che già oggi uccide 1
milione di persone l’anno”, precisa Roberto Bertollini,
responsabile del settore cambiamenti climatici dell’Organizzazione
mondiale di sanità. “Inoltre, a causa della carenza di acqua,
aumenteranno le vittime della diarrea, che uccide 2,2 milioni di
persone l’anno, e della siccità, che moltiplicherà per sei il suo
impatto. Nel nord America si prevede il 70 per cento di crescita dei
giorni a rischio ozono. La Ue stima che nel continente ci saranno 86
mila morti in più all’anno: diventeranno frequenti le ondate di
calore che in Europa hanno provocato 70 mila morti aggiuntivi
nell’estate del 2003”.

L’ITALIA
Anche
in Italia l’impatto si annuncia pesante. “Se il livello del mare
salisse di un metro nel 2100, l’Italia dovrebbe proteggere buona
parte delle sue coste”, calcola Angelo Bonelli, presidente dei
Verdi. “Da uno studio che abbiamo commissionato a un gruppo di
ricercatori risulta che in Italia il 22,8 per cento delle coste è
soggetto a erosione: sono 1.733 chilometri”. A rischio risultano
le coste dell’alto Adriatico da Venezia fino a Grado e verso Sud fin
quasi a Rimini, mentre verso l’interno l’acqua potrebbe arrivare sino
a Ferrara. In Toscana sarebbero in pericolo le coste vicino a Livorno
e verso Nord quelle di Tombolo fino all’Arno: il mare arriverebbe
alla periferia di Pisa. Nel Lazio, Latina verrebbe sommersa e verso
sud il Tirreno ruberebbe gran parte delle coste vicino al Golfo di
Gaeta. Sul versante opposto, la Puglia vedrebbe sommergere
Manfredonia e le coste che si snodano verso Barletta, mentre la
Sardegna potrebbe dire addio alle coste del Golfo di Oristano, a
parte della penisola del Sinis e allo Stagno di Cagliari. L’aumento
del livello del Mediterraneo provocherebbe inoltre un altro problema:
l’infiltrazione salina nelle falde acquifere che comprometterebbe una
parte importante delle risorse idriche, soprattutto in Puglia e
Sicilia
.

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