sabato 5 Settembre 2026
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Una befana interetnica

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La
manifestazione di Dio, o della Parola (Epifania) come data posta al
termine del corso “Uguali nella diversità: dall’intolleranza al
crossing over” che ha percorso l’Avvento non come attesa ma come
incontro, movimento, l’Associazione Alla Salute ci ha portati per
il 6 gennaio 2010 all’Epifania interculturale.

Un
passaggio prescioloso, col pericolo di partorire i gattini ciechi?

A
giudicare dai partecipanti, che hanno invaso la Sala Mamma Margherita
ed un po’ tutto l’Oratorio Salesiano in Corso Carlo Alberto 77,
Ancona, Quartiere Piano S.Lazzaro, l’unica fretta registrata è di
non lasciare dormire troppo a lungo i semi gettati nel terreno fino a
ieri, perché di interculturalità, di pace, di accoglienza e di
melting pot c’è un grande bisogno, e quella a cui abbiamo
partecipato tutti, dal sindaco giù fino all’ultimo bambino (per
età) è stata una semina su cui lavorare.

La
sala dell’Oratorio si apre alle 9, perché devono essere approntati
i banchetti con i libri dell’associazione, le miniature della
comunità peruviana. Dall’altra parte si provano i microfoni, si
contano le sedie sul palco. Qualche assessore lascia il posto a
sedere, ascolta meglio dal pubblico, qualcun altro è nuovo della
partita. I saluti sono affettuosi, anche perché l’associazione si
chiama La salute, e la salute ritrovata o ritenuta a portata di mano
si mantiene con abbracci, sorrisi.

Giuseppe
Cingolani è l’esperto di storia della cultura anconetana che apre
le esposizioni di contaminazione, o crossing-over. E’ bello
scoprire, anche per gli anconetani de/genere come me, che Ancona ha
visto crescere la sua parte borghese dopo la rivoluzione borghese per
eccellenza, quella francese. Dopo il 1789 da Porta Pia si da’ nuova
importanza al Lazzaretto, si costruisce il molo nuovo, si aprono le
fabbriche di trasformazione del pescato, le officine ortopediche agli
Archi. La città che era già stata repubblica marinara perde il suo
essere aggrappato ai colli del Guasco e di Capodimonte ed al Porto,
e costruisce le strade sul lungo porto, “colonizza” il Piano
(dove siamo oggi), apre strade alternative al Nord, e procede alla
“bonifica” di terre non paludose ma comunque poco sfruttate.
L’esposizione di Cingolani è lineare, e permetterà ai
rappresentanti delle comunità che hanno formato i primi esperti di
crossing over, di buttar fuori il loro essere neo anconetani. Il
paese lo fa chi lo abita, e non chi ne ha solo origine. Una serie di
espressioni idiomatiche nuove verranno infatti nella giornata da
parte di camerunesi, senegalesi, bangladeshi, peruviani, albanesi,
cinesi. “Vojio esse anconetano, lo parlamo mejo de voi, el pesce lo
pescamo noi, aji Archi trovi el mejo kebab”. Prima di Natale,
l’ultimo giorno di scuola ha visto rappresentazioni nella chiesa
degli Archi, pur di fronte a religioni e nazionalità diverse. Lo
stesso giorno veniva presentato in Comune, con l’appoggio della
Regione, il calendario delle Religioni per la Pace, che sono già
molte ma possono crescere. Il rispetto, come mi consiglia il mio
gatto interiore, cresce non appena si abbandona la diffidenza e la
curiosità alimenta la capacità di mettersi in gioco. Mettendosi in
gioco i migranti dell’Africa chiedono al parola dopo il primo giro,
un po’ come si fa bevendo fra amici, poi passano la parola ai
bangladeshi, che forse hanno meno similitudine con la lingua italiana
ed esordiscono dicendo:”Sono molto contento che questo corso
dell’associazione La salute sia giunto alla fine”come uno
scolaretto svogliato, ma poi riprendono a contendersi il microfono.
Per il Perù, che aveva ospitato il corso nella ex chiesetta di legno
sotto al cavalcavia, una breve introduzione con richiamo
all’artigianato, e poi l’antropologo Pedro Miguel si lascia
prendere la mano dai campi, dalla terra, dal mare che mette in
comunicazione la costa atlantica con quella, più modesta, adriatica.
I legni, i cedri, presenti anche nel Libano terra di alcuni
partecipanti alla giornata, che costruiscono la chitarra sembrano
dare più forza allo strumento nelle parole dell’uomo che narra,
che narra,, nella sua lingua madre. Tre donne albanesi, tre volti
della loro italianità: la prima che legge la lettera della ragazza
cinese, diversamente italiana, parzialmente cinese, poco integrata ma
molto lontana da casa, diversissimamente ironica nei confronti di chi
ascolta e di se stessa. La lettura termina con un applauso caloroso,
su preghiera di chi al conosce canta, ed una voce si aggiunge alla
sua in una vibrazione che vale per tutti noi. La seconda voce parla
ancora, della sua associazione “Cittadine del mondo”, alla cui
festa abbiamo partecipato prima di Natale, insieme a Terza Via. Lei è
una presenza conosciuta. La terza è dura, invece, e porta con sé
esperienze di sportello, di aiuto sindacale, di Puglia, terra di
confine ed anche di lingua albanese. Così là, sul confine, che qui,
all’interno, l’Italia si mostra più che madre matrigna, ed Irina
conclude il discorso riaffermando la diffidenza da superare nei
confronti di chi ti chiama per aiutarti, per conoscerti.

L’intervento
del dottor Mariano Loiacono, psichiatra e psicologo, che potremmo
ritenere fra gli ispiratori di questo percorso, l’incontro del
metodo del crossing over con le esigenze di conoscenza reciproca fra
italiani e migranti, e fra comunità stesse, non è riportato qui, ma
è il cammino stesso intrapreso ad essere un risultato ed una
necessità. La necessità di superare un rapporto fatto di “servizio”
degli immigrati nei confronti dei datori di lavoro rimanda alla lotta
contro la legge Bossi-Fini, contro il Pacchetto Sicurezza, e contro
la necessità di riprendere il cammino di una legge sulla
cittadinanza che non sia un patto fra “altri” ma un atto
costituente, una necessità di democrazia per uscire dal tunnel in
cui ci ha condotti la globalizzazione, portandosi dietro
l’indifferenza, la xenofobia, il razzismo, le violenze di genere.

La
trasformazione che la Manifestazione ha avuto nel pomeriggio, con
danze, befane, interventi a ruota libera e “occupazione” degli
spazi dell’Oratorio è Epifania di un quartiere, che rischia ancora
che tali feste restino episodiche, e che la difficoltà di crossing
over e di melting pot sia vissuta al negativo, cioè diminuendo i
servizi, la pulizia, il decoro, la vivibilità di una quartiere per
tutti.

L’amministrazione
comunale, presente in maniera attiva alle iniziative della Alla
Salute, non vuole che ciò avvenga, ma sono necessarie scelte
condivise, non occasionali, programmate con e dagli abitanti. Quanto
avviene in questi giorni a Rosarno va evitato in partenza, perché i
salari, le abitazioni, i servizi, l’economia e la lotta allo
spreco ed all’inquinamento dipendono dal governo del territorio, e
funzionano solo se c’è governo e non saccheggio.

Marcello
Pesarini

Rete
Migranti “Diritti Ora!”