giovedì 14 Maggio 2026
ArticoliArticoli 2012

Futuro da vegetariani

vegetariani.jpeg
Un rapporto del professor
Malik Falkernmark e dei suoi colleghi dello Stockholm International
Water Institute afferma che entro quarant’anni la popolazione
mondiale aumenterà di due miliardi, con conseguente scarsità di
risorse idriche.

Dallo studio, anticipato
qualche giorno fa dal quotidiano Guardian di Londra, si evince che
nell’immediato futuro la popolazione mondiale umana dovrà diventare
vegetariana per evitare carestie e guerre tra popolazioni. Frutta e
verdura anziché bistecche e prosciutti: ecco la dieta dei nostri
figli o nipoti, se vorremo nutrire l’intero pianeta.

Il rapporto dello
Stockholm Institute viene reso pubblico alla vigilia dell’annuale
Conferenza mondiale sull’acqua, che si apre questa settimana a
Stoccolma alla presenza di 2500 politici, rappresentanti dell’Onu,
Ong e ricercatori provenienti da centoventi paesi.

Nel rapporto si possono
leggere alcune informazioni importanti: “Se l’umanità
continua a cibarsi ai ritmi attuali, e soprattutto seguendo la dieta
odierna, entro il 2050 ci aspettano catastrofiche carenze alimentari.
E per catastrofe si intende qualcosa di molto peggio della tutt’altro
che rosea realtà attuale: già oggi, secondo cifre dell’Onu, 900
milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere e 2 miliardi
sono da considerare malnutrite. […] Attualmente ricaviamo il 20 per
cento delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti
derivati dagli animali, che si tratti di carne o latticini; ma questa
percentuale dovrà scendere al 5 per cento o forse anche a meno entro
il 2050, se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla
scarsità di cibo. Il problema di partenza è l’acqua. Già oggi
scarseggia e in molte regioni è un bene più prezioso del petrolio
per la sopravvivenza della nostra specie, ma fra quarant’anni non
basterà sicuramente per produrre gli alimenti necessari a 9 miliardi
di terrestri. […] Il cibo ricavato da animali, infatti, consuma da
cinque a dieci volte più acqua di quella che serve a una
alimentazione vegetariana. Cambiare dieta permetterebbe dunque di
consumare meno acqua per l’agricoltura, e non solo: oggi un terzo
delle terre arabili del pianeta sono destinate alla crescita di
sementi e raccolti destinati a sfamare gli animali da allevamento. Se
mangiassimo meno animali, risparmieremmo acqua e avremmo a
disposizione più terra per altri usi agricoli.

Al convegno verranno
dibattute anche altre opzioni, come l’eliminazione degli sprechi
alimentari, il miglioramento degli scambi tra paesi con surplus di
cibo e paesi in deficit, investimenti in pompe idrauliche e semplici
tecnologie acquifere per l’Africa sub-Sahariana e l’Asia.
Ma sicuramente la proposta
vegetariana è la più radicale.