Hanno fatto di tutto…

Cosa
è accaduto in Italia dopo il 17 aprile scorso, quando il referendum
sulle trivelle non ha raggiunto il quorum?
- I
dati parlano chiaro: persi 600 posti di lavoro nel 2016, zero
investimenti programmati, tutte le grandi aziende guardano altrove.
Le trivelle non creano posti di lavoro, e ormai è un dato di fatto:
il referendum del 17 aprile non c’entra nulla. - Hanno
fatto di tutto perché il referendum non andasse a buon fine. - Hanno
terrorizzato gli italiani dicendo che si sarebbero persi posti di
lavoro e negando che il settore petrolifero fosse già in crisi. - Hanno
ottenuto che restasse in piedi la norma sulla durata illimitata delle
concessioni entro le 12 miglia. - Ora
chiudono i battenti e decidono di andar via. - Renzi
lo ripeteva come un mantra per far fallire il referendum: “se vince
il Sì a rischio migliaia di posti di lavoro”. Il Governo dipingeva
scenari apocalittici, con l’intero comparto degli idrocarburi in
ginocchio nell’ipotesi di una vittoria dei No Triv. I sostenitori
della consultazione del 17 aprile scorso invece battevano un altro
tasto: il settore è in crisi nera di suo e non sarà il referendum a
incidere. Chi aveva ragione?Basta
dare un’occhiata a quello che sta succedendo a Ravenna per farsi
un’idea. - Le
trivelle non creano posti di lavoro, anzi li perdono con un’emorragia
impressionante. La Cgil lancia l’allarme: dall’inizio dell’anno
sono già 600 i posti di lavoro persi. E gli investimenti? Adesso che
lo spauracchio del referendum sulle trivelle – così era dipinto –
non c’è più, si potrebbe pensare che saranno certamente arrivati
a pioggia, in linea con quello che andava ripetendo il premier: “È
un referendum per bloccare impianti che funzionano”. - Negli
incontri pubblici organizzati dal Gruppo Fuoritempo sul referendum,
spiegavamo il motivo per cui votare SI significava garantire
l’occupazione dei dipendenti del settore almeno fino alla scadenza
della concessione. - Al
contrario, rimanendo la norma “utile al giacimento” i
lavoratori non hanno nessuna tutela perché l’azienda può andare via
quando vuole, quando non le conviene più (presentando una domanda di
rinuncia un mese prima): come ha fatto la Petroceltic nelle Isole
Tremiti e come stanno facendo le aziende nel Ravennate. - Chi
è venuto agli incontri lo ha capito… la maggioranza degli italiani
però si è fidata di ciò che si diceva in televisione e non è
andata a votare. - Peccato.
Da parte mia posso confermare ancora una volta che il referendum del
17 aprile era veramente studiato bene. Non aveva nulla di
“estremista” ma indicava una strada razionale e precisa per
il Paese che avrebbe tutelato sia il lavoro dei dipendenti sia il
capitale investito dalle imprese. - Con
la vittoria del NO, anzi dell’astensione, ha vinto solo il capitale
investito dalle imprese!
